C’è un episodio della serie “L’impero degli scimpanzè” su Netflix che si intitola “La guerra”. Potrebbe sembrare un termine esagerato quando si parla degli scimpanzé, eppure è proprio di guerra, e nello specifico di “guerra civile” che parlano (seppur con qualche reticenza) oggi alcuni esperti su Science (in un articolo e in una perspective associata). Questi scimpanzé di Ngogo, in Uganda (gli stessi della serie, molto studiati) sono capaci infatti di uccidere membri del loro vecchio gruppo, ha spiegato dalla University of Texas Aaron Sandel, a capo dello studio. Alla luce delle tante somiglianze della nostra specie con gli scimpanzé, quanto osservato che può dirci sulla genesi dei conflitti umani?
La storia di una grande comunità di scimpanzé
La storia è questa. Gli scimpanzé di Ngogo sono comunità di primati studiati da tempo dai ricercatori. Si tratta del più grande gruppo noto di scimpanzé, con oltre duecento esemplari. All’intexrno del quale qualcosa è cominciato a cambiare circa una decina di anni fa. Gli scimpanzé di Ngogo, scrivono gli esperti, sono stati un’unica comunità a lungo, che condivideva lo stesso territorio, con gruppetti interni, certamente, ma non così divisivi, e inoltre a lungo si è trattato di gruppi piuttosto fluidi (alcuni andavano, altri tornavano). Anche gli accoppiamenti avvenivano tra membri di gruppi diversi, come mostrato dalle analisi genetiche.
Ma qualcosa, come accennato, è cominciato a cambiare dal 2015, quando questo dinamismo è finito, e sostituito da una progressiva separazione tra il gruppo centrale e il gruppo occidentale, come evidenziato grazie all’algoritmo di Leiden (un sistema che permette di evidenziare comunità a partire da reti). Allontanamenti, inseguimenti, evitamenti, per poi arrivare a vere e proprie aggressioni, separazione dei territori battuti, parallelamente a una separazione riproduttiva (nessun mescolamento dal 2015). Questa divisione, proseguono gli esperti, è andata in crescendo, così come le aggressioni che agli inizi degli anni duemila si sono fatte mortali, non risparmiando neanche i piccoli di scimpanzé. Dal 2018 sette maschi e 17 cuccioli sono morti a causa di attacchi da parte di un gruppo.
I motivi che potrebbero aver minato la coesione di un gruppo
Perché? Non c’è un unico motivo alla base di questa separazione così netta, e quindi delle successive violenze. I ricercatori elencano una serie di possibili motivi che potrebbero essersi combinati insieme: la competizione per il cibo, per gli accoppiamenti, cambiamenti interni come la perdita di membri adulti e nel maschio alfa, un’epidemia respiratoria e una generale difficoltà nel mantenere insieme un gruppo così grande. Quali che siano i motivi che hanno minato la solidità di un gruppo e ne hanno generato due, ostili tra loro, e con nuove relazioni tra i membri, quanto osservato è degno di nota perché estremamente raro: in questi primati avverrebbe solo una volta ogni 500 anni, ricordano gli autori. “Le nuove identità di gruppo stanno soppiantando i rapporti di cooperazione esistenti da anni”, ha commentato Sandel.
L’importanza delle relazioni e del gruppo, prima della cultura
Tutto questo suggerisce che il ruolo delle relazioni nei conflitti possa essere piuttosto profondo, proseguono i ricercatori. “È facile attribuire la polarizzazione e la guerra che si verificano oggi tra gli esseri umani a divisioni etniche, religiose o politiche – si legge nelle conclusioni dello studio – Tuttavia, concentrarsi esclusivamente su questi fattori culturali significa trascurare i processi sociali che plasmano il comportamento umano, processi presenti anche in uno dei nostri parenti animali più prossimi. In alcuni casi, è proprio nei piccoli gesti quotidiani di riconciliazione e ricongiungimento tra individui che troviamo opportunità di pace”.
Usa la parola pace anche James Brooks del German Primate Center di Gottinga, nella perspective che accompagna lo studio. E lo fa per sottolineare quello che potremmo imparare da studi simili: “Le relazioni di gruppo tra gli esseri umani sono complesse, diversificate e flessibili. Questa flessibilità permette una profonda cooperazione, ma è anche alla base di atti di violenza. Gli esseri umani devono imparare dallo studio del comportamento di gruppo di altre specie, sia in tempo di guerra che di pace, ricordando che il loro passato evolutivo non determina il loro futuro”.
Via: Wired.it
Credits immagine: Aaron Sandel
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