HomeAmbienteScienza & Cinema: così i film apocalittici aiutano il dibattito sul clima

Scienza & Cinema: così i film apocalittici aiutano il dibattito sul clima

Onde alte come montagne, tornadi giganteschi che distruggono città, glaciazioni nell’arco di giorni, e migrazioni di massa. Sono alcune immagini dello scenario apocalittico in The Day After Tomorrow, film catastrofico del 2004 diretto da Roland Emmerich. Immagini realistiche o no? Senza un’analisi approfondita è difficile distinguere ciò che è verosimile da ciò che non lo è. Eppure anche i film di fantascienza possono fornire molti spunti per un dibattito scientifico.

Lo pensa un gruppo di ricerca dell’Università di Graz, che ha sperimentato un format innovativo in grado di combinare la proiezione di filmati, il commento degli esperti, e il dialogo con il pubblico: Science & Cinema. Un’occasione per accendere una riflessione critica sulle questioni scientifiche e le sfide globali più attuali, come la crisi climatica. Hildrun Walter, Fritz Treiber e colleghi hanno sfruttato alcuni spezzoni e raccolto le impressioni degli spettatori, descrivendo modalità e risultati del format in uno studio pubblicato su Journal of Science Communication.

Il format Science & Cinema

Per raggiungere pubblici diversi e confrontare le loro reazioni, gli autori hanno organizzato due eventi distinti: uno rivolto a studenti, svoltosi in un’aula dell’Università di Gratz, l’altro diretto a un pubblico generale in un cinema di Salisburgo durante un festival d’arte cittadino.

In entrambi gli eventi, il pubblico assisteva alla proiezione di clip tratte da film che affrontano idee e aspetti legati al cambiamento climatico. Si passava da scenari di glaciazione (The Day After Tomorrow, Snowpiercer), all’acqua e all’innalzamento dei mari (Ice Age, A.I., Waterworld), agli eventi estremi (Twister, Geostorm), alla siccità (Mad Max, Soylent Green) e alle migrazioni (The March).

Il format gioca anche con le emozioni. I filmati, infatti, si susseguivano in modo tale da suscitare un climax emotivo. Si partiva da contenuti leggeri e divertenti – “all’inizio le persone ridevano con Ice Age e scene simili”, racconta Walter – per arrivare a momenti più drammatici, come quello dedicato alle migrazioni. Dopo ogni filmato, scienziati e pubblico erano chiamati a discutere di come la scienza venisse rappresentata sullo schermo e delle possibili implicazioni.

Per valutare l’efficacia del format, i ricercatori hanno raccolto informazioni usando metodi qualitativi. Gli spettatori coinvolti nello studio hanno compilato questionari prima e dopo l’evento, e partecipato a un focus group, una discussione per condividere le proprie riflessioni sui temi trattati nei filmati, dando vita a un momento di confronto collettivo.

Un potenziale da sfruttare

Le differenze tra il pubblico universitario e quello del cinema mostrano un quadro interessante. “All’evento universitario avevamo persone più giovani, fortemente connesse a questo ambiente e ai temi proposti attraverso il loro lavoro o i loro studi”, spiega Walter. “All’evento al cinema, invece, avevamo anche persone arrivate tramite il festival d’arte o il programma del cinema”. A prescindere del pubblico di appartenenza, però, tutti si sono mostrati interessati e si sono sentiti informati.

Il format promette di essere uno strumento efficace in quanto i partecipanti hanno iniziato a riflettere sulle proprie abitudini e su ciò che è possibile fare. “Gli spettatori – aggiunge Walter, parlando dei focus group – collegavano le clip dei film agli eventi del mondo reale e si chiedevano: questi scenari cinematografici potrebbero diventare realtà? Dove si trova il confine tra realtà e finzione?”.

Science & Cinema è facilmente replicabile e studi futuri con un numero maggiore di partecipanti saranno utili per valutare il suo impatto in modo più rigoroso. Senza dubbio, il format può raggiungere un pubblico vasto ed estendersi sul territorio, dove c’è una sala cinematografica che accoglie il suo pubblico, e persone motivate a confrontarsi su temi scientifici che ormai coinvolgono tutto e tutti.

Foto di Felipe Bustillo su Unsplash

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