Due astronauti italiani sbarcheranno sulla superficie della Luna. È la controparte che il nostro paese riceve grazie all’accordo da oltre 5 miliardi di dollari siglato tra il governo italiano e la NASA per la realizzazione di uno dei primi moduli abitativi destinati al nostro satellite. L’annuncio si inserisce in una svolta radicale annunciata dall’amministratore della NASA, Jared Isaacman, durante l’Air, Space & Cyber Conference a Washington. In questa occasione Isaacman ha chiesto ai paesi partner, tra cui l’Italia, contributi concreti e di alto livello per vincere la competizione geopolitica sul suolo lunare. In gioco c’è la competizione con la Cina, in questo settore alleata della Russia e pronta a installare un reattore nucleare nell’area. Al centro degli interessi c’è il Polo sud della Luna: questa regione del satellite conserva infatti risorse – tra cui enormi quantità di ghiaccio all’ombra dei crateri – essenziali per produrre acqua, aria e propellente per i razzi.
Luna, la NASA ha una nuova strategia
Per reggere questa competizione e puntare a una presenza permanente sulla superficie (segnata anche dall’abbandono del progetto della stazione orbitale Gateway in favore di insediamenti diretti sul suolo lunare), la NASA ha cambiato radicalmente politica. Secondo Isaacman, servono “affari vantaggiosi” che accelerino la missione e portino capacità tangibili che l’industria statunitense non sta già sviluppando in autonomia. L’accordo diretto con l’Italia, negoziato al di fuori dei canali dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è dunque l’esempio perfetto di questa nuova filosofia.
La missione di Luca Parmitano
A conferma del legame privilegiato con la NASA, l’agenzia spaziale americana ha anche annunciato che l’astronauta italiano dell’ESA Luca Parmitano sarà il pilota della missione Artemis III, prevista per il 2027 per testare i lander e la navetta Orion in orbita terrestre bassa.





