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La legge della Borsa

di
Michele Catanzaro

Per quanto gli operatori cerchino di elaborare strategie di investimento, il mercato risponderà sempre con la stessa regolarità. Un’unica legge statistica governa infatti le variazioni di prezzo che avvengono dopo una singola transazione di azioni quotate in borsa. A scoprirne la formula e a darne notizia su Nature non sono stati degli economisti ma dei fisici: Rosario Mantegna e Fabrizio Lillo dell’Istituto Nazionale di Fisica della Materia e dell’Università di Palermo insieme a Doyne Farmer del californiano Santa Fe Institute. A sentir loro per quanto gli investitori si sforzino di comprare e vendere azioni nel modo più conveniente, il loro comportamento sortirebbe gli stessi effetti anche se fosse casuale. In altre parole, il mercato segue la sua strada incurante della perizia di quanti investono.Per fare la loro scoperta i ricercatori si sono avvalsi del database Trade and Quote, che registra tutte le transazioni del mercato azionario di New York. In particolare si sono concentrati su quelle riguardanti le 1000 società più grandi, nel periodo fra il 1995 e il 1998, studiando la curva che rappresenta la variazione del prezzo di un’azione in funzione del “volume” della transazione immediatamente precedente (cioè della quantità di dollari che sono stati scambiati nella singola transazione considerata). Per le leggi della domanda e dell’offerta le transazioni cambiano il prezzo delle azioni. Ovvero: comprare o vendere le azioni cambia il loro valore. L’entità di questa variazione dipende da molti fattori: il tipo di azioni, quante se ne acquistano, la grandezza della società, eccetera. Per esempio, quelle molto capitalizzate (ovvero le grandi aziende con un gran numero di azioni) subiscono piccole variazioni di prezzo, al contrario di quelle poco capitalizzate. Diverse sono quindi le curve che ne rappresentano gli andamenti. Ma tenendo opportunamente in considerazione la capitalizzazione (“riscalando le variabili”, per usare la terminologia dei fisici), si possono far “collassare” tutte queste curve su un’unica “master curve” uguale per tutti. Questo suggerisce che l’impatto sul prezzo delle transazioni è governato dalla stessa legge statistica per tutte le società, anche se operano in settori differenti e con capitalizzazioni diverse.Questo effetto, che i fisici hanno riscontrato osservando il mercato reale, concorda con un risultato teorico precedentemente ottenuto simulando al computer un “mercato virtuale”. Per realizzarlo i ricercatori sono partiti dalle leggi che regolano quello reale. Restava da inscenare il comportamento di coloro che compravano e vendevano azioni. “Ma i comportamenti possibili sono tantissimi e molto diversi”, spiega Mantegna. “Quindi i teorici hanno deciso di rappresentare questa ricchezza di comportamenti come un processo “aleatorio”, cioè casuale. Ora noi abbiamo verificato che questa scelta è in parte congruente con i risultati empirici da noi osservati”. Può essere quindi fruttuoso considerare un approccio alternativo a quello dell’economia tradizionale dove si presuppone che gli attori abbiano tutti una razionalità infinita. Prosegue Mantegna: “A livello di singola transazione, si può concludere che il mercato azionario è un “gioco” nel quale contano più le regole delle strategie, visto che i risultati del mercato reale, nel quale tutti si adoperano per implementare le strategie migliori, sono analoghi a quelli di un mercato con le stesse regole, ma con strategie casuali”. Ma questo risultato sarà utilizzabile da chi gestisce o opera nel mercato azionario? “Si tratta di un risultato statistico, e non deterministico”, spiega Lillo. “Ovviamente gli operatori non potranno utilizzarlo per prevedere la variazione di prezzo associata a una ben precisa transazione. Ma chi fa un trading molto frequente può star sicuro che il comportamento medio sarà quello indicato dalla legge. Ma è soprattutto chi detta le “regole del gioco” che deve sapere quanto sono importanti per l’andamento del mercato, e quale impatto potrebbe avere una loro modifica”.

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