I santuari delle balene, così come sono, “non sono scientificamente giustificati”. E’ questo il giudizio che una commissione di esperti indipendenti dà sull’ultimo numero di Science. Le più grandi riserve marine del mondo sono state istituite, a partire dal 1946, dall’International Whaling Commission (IWC). L’obiettivo era preservare le balene dalla caccia, nel loro ambiente naturale. Secondo i ricercatori, però, il progetto è pieno di difetti. In primo luogo, i confini dei santuari sono arbitrari. Le balene li attraversano almeno una volta nella loro vita, entrando in aree dove la caccia è autorizzata. I santuari, poi, non sono habitat incontaminati. L’inquinamento, l’introduzione di specie e la degradazione dell’habitat non si fermano certo ai loro confini. Le dimensioni dei santuari non permettono il paragone fra balene protette e non protette, che era uno degli obiettivi dei santuari. Una comparazione resa ancora più difficile dalla mancanza di regole sulla caccia per scopi scientifici. Dei vincoli a questa attività sarebbero il primo passo per recuperare la funzione originaria dei santuari. ma sarà necessario anche ridefinirne i confini in base al comportamento reale delle balene, e stabilire procedure scientificamente valide per il confronto fra le balene protette e quelle che vivono fuori dai santuari. (m.ca.)





