Trovare l’informazione giusta in Internet è oramai impresa ardua, e le cose diventano sempre più complicate all’aumentare della “quantità di conoscenza” presente in rete. Non bastano motori sempre più potenti, portali sempre più aggiornati. E’ come cercare un ago in un pagliaio. La principale causa di questa difficoltà è dovuta al linguaggio di programmazione, l’HyperText Markup Language (Html), usato per creare le pagine web e con cui vengono interpretate e rappresentate le informazioni presenti nei database, gli enormi archivi informatizzati, che i motori di ricerca utilizzano per soddisfare le nostre richieste.
Conscio del caos che si sta generando il World Wide Web Consortium (http://www.w3c.org) – W3C, l’organismo che conta 400 tra soci pubblici e privati e si occupa di definire le regole e i linguaggi, tra cui l’Html, per uno sviluppo armonioso del Web – ha codificato qualche anno fa un nuovo linguaggio di rappresentazione dei dati.L’eXtensible Markup Language (http://www.xml-zone.com) – Xml in futuro potrebbe essere un potente faro capace di guidare i poveri navigatori dispersi nel mare delle informazioni di Internet. Un futuro non troppo lontano, visto l’interesse per il nuovo linguaggio del colossi dell’informatica. Microsoft e Netscape sono già al lavoro per dotare i loro browser di “traduttori” Xml. E la Oracle il 3 maggio scorso ha annunciato l’introduzione dell’Oracle JDeveloper 3.1, un programma per la realizzazione di pagine web in Java che contempla anche l’uso dello Xml.
Tutto per facilitare la vita di chi va a caccia di informazioni in rete. Quando si cerca un documento si ragiona per parole chiave, si immaginano i termini più consoni al contenuto che si spera di trovare. Quindi si immette la richiesta attraverso il motore di ricerca, il nostro oracolo virtuale. A questo punto interviene un software che interroga gli archivi a sua disposizione e fornisce la risposta codificata nel linguaggio Html, che facilita a noi umani la comprensione del contenuto degli archivi. L’Html, utilizzando dei comandi chiamati “tags” – etichette quasi tutte predefinite dal W3C – spiega al computer come deve disporre il contenuto ottenuto dall’archivio: test, video, suoni, immagini, link ad altri siti. Ma non dice nulla a riguardo del significato del contenuto. Ecco perché chi prova a fare una ricerca con il termine “calcio” troverà come risultati della stessa ricerca documenti che riguardano sia il gioco che l’elemento chimico.
Xml pone fine a questa confusione semantica permettendo di organizzare le informazioni in base al loro significato. Con Xml il programmatore può creare delle etichette che permettono di identificare il significato di una stessa parola in contesti diversi: tornando all’esempio precedente, è possibile costruire etichette che distinguono per la parola “calcio” i documenti relativi al gioco da quelli riguardanti l’elemento chimico. Ecco perché Xml può essere un elemento innovativo per il World Wide Web. Ma l’Hmtl non scomparirà, piuttosto verrà affiancato da Xml. Anche perché sono “fratelli” visto che discendono dal più generale Standard Generalized Markup Language – Sgml, lo standard internazionale utilizzato per definire la struttura e il contenuto di differenti tipi di documenti elettronici. E nonostante la diffusione di un nuovo linguaggio sia lenta e faticosa, l’Xml è già soggetto a continue modifiche e aggiornamenti per renderlo sempre più compatibile con il variegato mondo del web. Presto i motori di ricercati basati su Xml affiancheranno quelli tradizionali e ci aiuteranno a ritrovare la direzione nel mare sterminato di informazioni che è diventato il World Wide Web.





