Ahmed Djebbar
Storia della scienza araba. Il patrimonio intellettuale dell’Islam
Raffaello Cortina Editore, 2002
pp. 384, euro 26,00
In tempi di guerre di religione non dichiarate, di affermazioni, nemmeno troppo velate, di civiltà superiori, la pubblicazione del libro di Ahmed Djebbar mostra una faccia dell’Islam che dovrebbe aiutare a superarne diffidenze e pregiudizi. Storico della Scienza presso l’Université Paris Sud, Djebbar presenta, dialogando con Jean Rosmodurc, già professore di Storia della Scienza all’Università della Bretagna Occidentale, gli scienziati, le scoperte e le applicazioni, che hanno contribuito allo sviluppo della conoscenza scientifica nei territori conquistati dall’Islam. Un patrimonio intellettuale che a sua volta ha contribuito non poco allo sviluppo della conoscenza scientifica nelle terre che saranno poi denominate ‘Occidente’. Dichiaratamente destinato al lettore occidentale, il testo affronta inizialmente le varie fasi storico politiche che hanno caratterizzato l’avvento e lo sviluppo dell’Impero musulmano. Un contributo che, come afferma nella postfazione Massimo Campanini, professore di Storia e Istituzioni del mondo musulmano all’Università di Urbino, “insegna a ricordare che la scienza non è un’impresa neutra, svincolata da ogni rapporto o legame politico e sociale, culturale e ideologico”. Tutt’altro, l’impresa scientifica “interagisce fecondamente”, afferma Campanini, “con uno o più ambienti”, quello sociale innanzitutto, quello culturale non privo delle influenze religiose, quello etico e morale che ne consegue.Segue, poi, un capitolo dedicato alla Scienza nei paesi dell’Islam. Dove si racconta il rapporto tra indagine scientifica e dogmi religiosi, le modalità comunicative, il ruolo sociale dello scienziato musulmano e dei suoi finanziatori. Lungo tutto il percorso storico che va dalla nascita della terza, in ordine temporale, religione monoteista, sino all’Impero Ottomano. Altro argomento affrontato nel testo è quello dell’eredità e degli scambi sul piano scientifico della civiltà arabo-musulmana con i popoli che si sono via via convertiti, sottomessi, o hanno lasciato saperi anteriori nelle terre islamiche, come i sumeri. Una dinamica che l’autore del libro indica come appropriazione identificabile in tre diverse modalità. L’appropriazione senza mediazione della conoscenza, resa possibile dalla reperibilità delle fonti dirette, per esempio testi greci, o indirette, l’appropriazione mediata dalla traduzione di testi originali, e in ultimo quella delle pratiche scientifiche già in uso nei luoghi raggiunti dall’Islam. E sempre secondo Djebbar, fu proprio tramite lo stesso processo di appropriazione che gli scienziati europei arrivarono a utilizzare quanto gli arabi avevano elaborato. Complici anche alcuni centri culturali di eccellenza come Toledo e Palermo, dove i saperi dei due mondi, quello cristiano e quello musulmano, arrivarono a un osmosi senza precedenti. Un processo che l’autore identifica come cardine per la civiltà europea nel suo passaggio dall’età classica a quella di scienza moderna. Un elemento fondamentale per far uscire dal Medioevo, l’Età oscura, il mondo che in seguito sarà ‘Occidente’. I capitoli successivi sono monotematici. Astronomia, matematica, fisica, scienze della terra e della vita, chimica, tutti corredati da robuste bibliografie. Saperi e scienziati che hanno lasciato un timbro fondamentale nelle ricerche dei loro posteri occidentali.Un contributo che aiuta, e non poco, l’operazione di restituire all’Islam la pari dignità in un mondo dominato da stereotipi che non aiutano a capirsi, generano diffidenza che può diventare pericolosa intolleranza.





