“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza…..”. Se il medioevo dantesco sprofondava Ulisse nell’Inferno, un secolo dopo la conoscenza non era più un peccato. Iniziava una fase di forte sviluppo per il sapere e la cultura occidentali. Quello “Da Gutenberg a Diderot” (come recita il sottotitolo), fu un periodo eccezionale, e per questo ha ricevuto una grande attenzione da parte degli storici. Ma l’approccio di Burke, professore a Cambridge, risulta invece originale: “Se volessi suscitare una tempesta polemica, sosterrei a questo punto che le cosiddette rivoluzioni intellettuali dell’Europa moderna – il Rinascimento, la rivoluzione scientifica e l’Illuminismo – non sono state altro che l’emergere alla luce (e più specificatamente alla pagina stampata) di alcuni generi di sapere pratico o popolare e la loro legittimazione da parte di alcune istituzioni accademiche” (p.27).I tre secoli che dividono l’invenzione della stampa dalla pubblicazione dell’Encyclopédie vedono in Europa grandi cambiamenti, solitamente legati dalla storiografia classica al genio individuale di pochi Illustri. Mentre sono in realtà movimenti ampi e lunghi nel tempo. Non “rivoluzioni”, dunque, ma spostamenti graduali, che coinvolgono i settori più disparati della società.Burke non fa quindi una storia della scienza, né teorizza un legame determinista tra scienza e società (oggi tanto di moda). Piuttosto, la sua è un’indagine sui modi di produzione e diffusione dei saperi più lontani tra loro, e che costituiscono però il sostrato comune della cultura occidentale. I titoli dei capitoli centrali del volume indicano esattamente il modo di procedere dell’autore. Istituzionalizzazione, geografia, classificazione, controllo, vendita, acquisizione: queste le declinazioni sociali del sapere. Cioè il suo sedimentarsi in corsi, accademie, libri. La sua diffusione, la sua trasmissione: quale il centro, quale la periferia. La conservazione del sapere, e un’idea del mondo che diventa regola. Il dominio della conoscenza, ma anche lo spionaggio, il pettegolezzo politico. La mercificazione dell’informazione: nell’Amsterdam del 1664, sapere se la mia flotta sta marcendo su qualche secca dei Caraibi è notizia decisiva, da pagare bene, e magari da diffondere ad arte. La lettura, e quindi gli appunti a margine, chi leggeva cosa, le recensioni.Sommariamente, sono queste le strade che Burke intraprende. La scorrevolezza della lettura è anche facilitata dal tono discorsivo: il volume raccoglie infatti un ciclo di lezioni tenute all’Università di Groningen, frutto di un progetto di ricerca di vasto respiro durato quattro decenni. Purtroppo il carattere didattico produce anche un effetto indesiderato quanto difficilmente evitabile: una bibliografia composta quasi esclusivamente di fonti secondarie, mentre il discorso verte su un’enorme quantità di fonti primarie che però rimangono vaghe, spesso impossibili da identificare. Il volume è comunque bello e molto godibile, con spunti aneddotici divertenti oltre che interessanti. In più, è curioso vedere all’opera secoli fa gli stessi meccanismi della nostra “società dell’informazione”: censura, mercificazione, ecc.. E non su un software o su un programma televisivo ma su una carta del lontano Cipango o sulla coltivazione dei tulipani.





