Fabrizio GalimbertiEconomia e pazzia. Crisi finanziarie di ieri e di oggiLaterza, 2002pp. 260, euro 18,00Quando si compra un’azione si compra un diritto sui profitti di un’azienda. Ma come si calcola il valore dell’azione? In Borsa, ogni investitore ha il suo segreto per prevederne il trend. Una vecchia leggenda dell’economia dice che quando le gonne delle donne si accorciano allora la Borsa salirà. Ed è un adagio che riflette alcuni aspetti irrazionali dell’investimento sui mercati finanziari. Proprio l’irrazionalità, la pazzia, di alcuni comportamenti economici è l’oggetto del bel libro di Fabrizio Galimberti. “Economia e pazzia” è un viaggio appassionante, soprattutto per i profani, i non economisti, tra le crisi finanziarie più importanti di tutti i tempi, da quella dei bulbi di tulipano nell’Olanda del Seicento alla bolla globale della New Economy.Se è vero che le bolle finanziarie, cioè gli investimenti speculativi che non hanno un legame diretto con i fondamentali economici del settore in cui si investe, sono sempre esistite, è altrettanto vero che esse sono sempre state un punto debole della scienza economica, che assume una razionalità dei comportamenti e un esercizio virtuoso della prudenza. Come gli spettatori di un cinema in fiamme, gli investitori continuano a speculare, finché, proprio all’ultimo momento, si affollano verso le uscite, ma ben pochi sono destinati a salvarsi. Fuor di metafora, come afferma Galimberti, gli economisti sono divisi: “c’è chi nega che le bolle siano bolle: c’è chi non accetta che le bolle mettano in questione il postulato di razionalità, e le analizza e le viviseziona per dimostrare, con raffinati ragionamenti, che le bolle sono in realtà “razionali”… e c’è chi pensa che sì, le bolle sono esistite in passato, ma potranno essere evitate in futuro con più informazione, più analisi, più trasparenza, più robuste istituzioni a presidio del mercato… chi ha ragione?”. Per rispondere a questo interrogativo Galimberti cerca di capire “come si sviluppano questi bubboni, come si gonfiano, come scoppiano, quali ragioni di fondo ne spiegano il dipanarsi. Per capire se all’origine delle bolle vi sia solo la momentanea pazzia di un essere eminentemente razionale o se questa pazzia sia connaturata al nostro modo di percepire emozioni e realtà”. Dopo aver ripercorso crisi passate, l’autore si sofferma ad analizzare la situazione odierna: dopo l’11 settembre 2001 “l’economia mondiale si trova a dover contendere un triplice urto: una crisi da sovrainvestimento, un rallentamento congiunturale dovuto dal troppo debito e un sanguinoso deus ex machina che sembrava fatto apposta per indebolire ulteriormente una fiducia già incrinata”. Alla fine del 2001 la Borsa americana aveva già perso il 30 per cento del suo valore. Ecco il mondo che ci circonda: gli Stati Uniti soffrono di squilibri profondi e vivono al di sopra delle proprie possibilità, il Giappone soffre da anni per l’alto debito pubblico, il Sud Est asiatico è di nuovo in crisi, l’America Latina è sull’orlo di un crollo simile a quello argentino. In Europa il senso di sicurezza del posto di lavoro e degli investimenti sta scemando. Tutti i mercati sono collegati tra loro e la competizione non può essere realizzata a scapito degli altri, pena il crollo del sistema complessivo, come nel caso dei vasi comunicanti.Ed è qui che la soluzione di Galimberti, un rinnovamento degli strumenti finanziari, che qui porterebbe troppo lontano affrontare, purtroppo, si fa vaga. Tuttavia, la fiducia espressa nelle pagine finali del libro, paradossalmente, è contrastata proprio dalle storie che la precedono. La razionalità dell’homo ludens che “gioca in Borsa” si scontra con quella dell’homo sapiens che vuole ridurre le incertezze della propria vita, aumentando il proprio reddito. La risposta corretta è forse politica piuttosto che finanziaria: l’esempio della crisi argentina, avvenuta dopo la scrittura del libro di Galimberti, è un monito troppo forte per essere ignorato.





