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Una mappa dei media indipendenti

di
Monia Cappuccini

Matteo Pasquinelli ( a cura di)Media Activism. Strategie e pratiche della comunicazione indipendenteDeriveApprodi, 2002pp 234, euro 14,00Quali potenzialità di conflitto esprime la comunicazione antagonista nell’era digitale? È questo il senso di questo utile volume che si affaccia con puntualità sulla situazione italiana, imbrigliata a ridefinire assetti economici e questioni politiche legate al conflitto di interessi e al dominio pubblico dei media. Media activism è un manuale operativo, una cassetta degli attrezzi. Non un libro storico o teorico, ma un testo pratico, scritto sul campo, collettivamente, per schemi e mappe. Ne esce una cartografia frastagliata e ricca di progetti autogestiti affermatisi su scala planetaria, un ambiente interconnesso di flussi informativi, network, programmatori e scrittori i quali, grazie alle loro potenzialità radicalmente innovative, si interpongono dal basso al potere culturale ed economico del mercato e del mainstream mediatico. È la mappa della nuova comunicazione indipendente, la prima ad aver creato una consapevolezza di partecipazione alla società e di diritto di cittadinanza decisamente globale.L’avvento della rivoluzione digitale ha mutato in maniera così radicale il sistema del consumo dei media, da rendere oggi plausibili scenari fino a qualche anno fa ritenuti inimmaginabili. Quando l’unica prospettiva sembrava essere il riconoscimento della profezia apocalittica orwelliana (l’egemonia di un Grande Fratello che non avrebbe lasciato spazio al dissenso), ecco farsi avanti una nuova idea di media culture che sconvolge la storia delle comunicazione di massa, facendola ripartire da dove meno ce lo si aspettava. La congiuntura avviene per caso nel 1999 a Seattle in occasione del vertice del Wto; è lì che il primo Indipendent Media Center della storia prende vita, grazie a migliaia di persone coinvolte nella preparazione e nella copertura mediatica delle contestazioni durante i giorni del vertice. Don’t hate the media, be your media!! Lo slogan di Jello Biafra comincia a risuonare su tutto il pianeta e, a catena, situazioni locali si moltiplicano in ogni angolo. Il modo migliore, più veloce ed efficace per capire i media è guardare ciò che li mette in crisi, fermo restando l’obiettivo di riappropriarsene in quanto mezzi di produzione di bisogni e desideri. Se è vero che sono state le innovazioni tecnologiche ad aver accelerato l’evoluzione del mediascape così come oggi lo conosciamo, al mediattivismo va riconosciuto l’indiscusso merito di aver contribuito a costruire nuove soggettività sociali, animate non solo da tensioni politiche derivate dall’autogestione dei mezzi, ma anche ludiche e creative rispetto al loro uso. Franco Berardi Bifo, con un’equazione mentale dal risultato esatto e dal processo incerto, conclude nel libro il suo intervento, ipotizzando l’impatto clamoroso che un’attitudine generalizzata di tv fai-da-te comporterebbe sulla vita di noi tutti “Se la televisione smettesse e di essere qualcosa che si vede e cominciasse ad essere qualcosa che si fa, e se questo diventasse una moda, un modo di essere, un comportamento di massa, solo i più scemi guarderanno ancora la televisione, perché gli altri saranno tutti impegnata a farla”. Con l’auspicio che da un uso intelligente e creativo dei media, ciò possa estendersi anche al concetto stesso di società ed ad ogni aspetto della vita quotidiana.

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