George Johnson
Simmetrie
InstarLibri, 2002
pp.455, euro 18,59
Indiani e conquistadores, fisici e biologi, cristianesimo e New Age: shakerare il tutto con un pizzico di postmoderno e relativismo culturale, spruzzare il tutto con abbondante complessità, e servire il tutto con linguaggio fresco e scintillante. Un cocktail di sicuro successo sullo scaffale della divulgazione scientifica.Come legare tutto ciò? Johnson ce lo spiega nelle prime pagine: per una coincidenza, in una zona relativamente piccola coesistono culture talmente lontane da essere considerate antitetiche e incompatibili. È il New Mexico, dove gli indiani Tewa sono i vicini del laboratorio di Los Alamos (patria della bomba atomica); il Santa Fè Institute per lo studio della complessità convive con fondamentalismi cristiani; e paccotiglia New Age viene venduta ai turisti che visitano i canyon e le mesas dei dintorni. Nature e culture si fondono: da un lato le scienze occidentali che nella ricerca scientifica esplorano e forse “creano” un mondo di formule, leggi e processi immateriali e invisibili. Dall’altro le diverse visioni del mondo proposte da religioni antiche e recenti, che ugualmente rimandano a qualcosa aldilà dell’umana percezione. Si tratta secondo Johnson delle diverse declinazioni dell’intelletto umano, della sua voglia di ricercare simmetrie, forme ripetute e comprensibili che permettano di dare un senso alla nostra esistenza.Per quanto la tesi non sia particolarmente originale, Johnson riesce ad affascinare il lettore grazie allo stile particolare degli argomenti: antiche saggezze e frontiere della scienza, per di più rese con un linguaggio semplice e assolutamente comprensibile. Pagina dopo pagina, il lettore familiarizza con concetti di elettrodinamica quantistica, con le credenze degli indiani, con la credulità e le superstizioni cattoliche, con la dinamica dei sistemi complessi, e con la selezione naturale. Proprio i capitoli dedicati alla complessità e ai suoi rapporti con la biologia (e in particolare con la teoria dell’evoluzione) appaiono i più interessanti. La vita come la conosciamo, dal batterio all’essere umano, sarebbe la stessa se riavvolgessimo il film della storia e lo riproiettassimo da capo? Oppure siamo figli del caso? Negli ultimi anni, molti biologi teorici che lavorano o collaborano con l’Istituto di Santa Fé hanno optato per la prima scelta: le leggi che regolano i sistemi complessi mostrano che la materia può autorganizzarsi, creando isole di ordine spontaneo, che nel tempo si sono evolute. La casualità della selezione naturale e le contingenze dell’evoluzione sono dunque poco importanti nella storia della vita. In qualche modo, sostengono, la vita era obbligata a nascere crescere nelle forme che conosciamo. E dunque, l’essere umano e’ un prodotto necessario. Per contro altri biologi, darwiniani, mettono in guardia da tale antropocentrismo, facendo notare che se in un certo senso l’evoluzione è necessaria (per autorganizzazione, e perché non si può scendere sotto una soglia minima di complessità), molto meno necessaria è la direzione che essa ha preso: grazie ad un meteorite casuale i mammiferi hanno preso il comando nel regno dei dinosauri. Si tratta comunque, secondo Johnson, di ricostruire la storia delle simmetrie, di spiegare la loro nascita e la loro rottura che hanno poi dato luogo a tutto ciò che conosciamo, noi umani compresi.Seppure alcuni passaggi meriterebbero maggiore cura nell’esposizione, le tesi del volume sono espresse in maniera quasi sempre equilibrata e precisa. Nondimeno, lasciano perplessi le azzardate affermazioni di similitudine tra ricerca scientifica e mitopoiesi religiosa. Con questo volume salutiamo il ritorno di una casa editrice relativamente giovane ma che si è sempre distinta per la qualità delle produzioni. Questo testo non tradisce i precedenti (si veda ad esempio M.Waldrop, Complessità, del 1996 ma appena ripubblicato): curatissimo in ogni aspetto, si serve per la traduzione di un grande nome della divulgazione scientifica, Sylvie Coyaud. La differenza, si legge.





