La Tavola dei pesi atomici compie 200 anni. Tanto è passato da quando il chimico britannico John Dalton pensò all’idea che qualsiasi oggetto dovesse essere costituito da piccolissime particelle chiamate atomi. Era il 1803 e Dalton non poteva immaginare che, presentando la sua Tabella dei pesi atomici alla Manchester Literary e alla Philosophical Society, stava scrivendo una pagina importantissima della storia della chimica. La scoperta venne infatti disdegnata: i contemporanei del chimico non potevano concepire qualcosa che era impossibile vedere a occhio nudo e occorse aspettare fino al 1908 prima che il fisico francese Jean Perrin ne provasse l’effettiva esistenza. Dalton, invece, iniziò a disegnare gli atomi attraverso dei segni circolari in quantità variabile a seconda delle proporzioni molecolari. Nell’acqua, per esempio, idrogeno e ossigeno dovevano trovarsi in una combinazione del tipo 2:1. Per calcolare il peso di ogni elemento, l’inglese utilizzò le tecniche allora adoperate per calcolare il peso delle molecole, cercando poi di scomporre il peso per ogni tipo di atomo. Si basò inoltre sulla proporzione del peso delle molecole in relazione con l’idrogeno, considerato come la particella più leggera. Da qui riuscì a stilare la famosa Tabella dei pesi atomici. Alcune sue conclusioni furono in seguito confutate e corrette dal chimico svedese Jons Jacob Berzelius. Per esempio l’ossigeno, che l’inglese – che è anche il padre del daltonismo, il disturbo del sistema visivo di cui era affetto – aveva calcolato otto volte più pesante dell’idrogeno, è invece 16 volte più pesante. (c.f.)





