Cercano cibo fra le discariche di Manila, puntano fucili nelle giungle del Congo o si prostituiscono per le strade di Mosca. Sono questi i ritratti dell’infanzia che emergono dal rapporto 2005 dell’Unicef “Infanzia a rischio”, presentato oggi a Roma presso l’Associazione della stampa estera, che fotografa la condizione dei più piccoli nel mondo a 15 anni di distanza dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia ratificata nel 1989 da 192 paesi. Più della metà dei bambini della Terra, secondo le ricerche condotte dalla London School of Economics e dalla Università di Bristol, subisce gravi privazioni: carenza di alloggi adeguati, di servizi igienici, di istruzione, di acqua potabile, di cibo, di informazione. A causarle sono soprattutto le guerre, la povertà e la diffusione dell’Aids. Oltre un miliardo di bambini nel mondo vive in povertà, uno su sei soffre la fame, e uno su sette non usufruisce di alcuna assistenza sanitaria. L’acqua potabile manca a 400 milioni di bambini, mentre i servizi igienici a 500 milioni. Infatti, oltre 640 milioni di piccoli vivono in case con pavimenti di fango o sovraffollate, e ogni giorno quasi 30 mila bambini muoiono per malattie prevenibili. Sono più di 300 milioni quelli che non possono accedere ad alcuna forma di informazione e oltre 120 milioni, la maggior parte femmine, quelli che non sono mai andati a scuola. Con la miseria, anche la capacità delle famiglie e delle comunità di provvedere ai loro bisogni diminuisce, per questo molti bambini sono costretti a lavorare, sono vittime del traffico di minori o dell’industria del sesso. Non sono esclusi da questo quadro i paesi industrializzati: secondo il rapporto in 11 nazioni su 15 la percentuale di bambini che vive in famiglie a basso reddito è aumentato negli ultimi dieci anni. “Anche in Italia la percentuale dei bambini che vivono nella fascia di povertà è dello 16,6 per cento, più alta che in passato”, spiega in conferenza Maria Grazia Sestini (Fi), sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. “Si tratta di minori immigrati, che vivono qui soli o con i familiari, ma anche di bambini le cui famiglie vivono sotto la soglia di povertà. Di conseguenza è elevato anche il tasso di abbandono scolastico e il lavoro minorile”. La seconda minaccia per l’infanzia è l’Hiv, che nel 2003 ha ucciso mezzo milione di bambini e contagiati 630 mila. Anche quando non si ammalano i minori vivono in prima persona il dramma della malattia: restano orfani di uno o entrambi i genitori e quindi più esposti all’abbandono scolastico, al lavoro minorile e allo sfruttamento sessuale. Come avviene anche in caso di conflitti armati, che costituiscono, secondo il rapporto, la terza minaccia per l’infanzia. Negli anni Novanta circa 20 milioni di bambini sono stati strappati alle loro case e mandati al fronte. Dei 3,6 milioni di persone uccise in vari conflitti, quasi la metà sono bambini. Quando non vengono reclutati, sono ridotti a schiavi sessuali, sfruttati per i lavori pesanti, usati come spie. I peggiori trattamenti sono riservati alle bambine: lo stupro viene usato come arma bellica, come dimostrano i casi della Bosnia-Erzegovina, della Croazia, della Repubblica democratica del Congo o del Darfur. Chi sopravvive resta nella maggior parte dei casi contagiata dall’Hiv. Grave anche l’impatto della guerra sulle condizioni sanitarie, perché durante un conflitto della durata media di cinque anni la mortalità infantile 0-5 anni cresce del 13 per cento. “Per portare avanti progetti che tutelino i bambini bisogna aumentare l’investimento di donatori e governi in questo campo, per questo speriamo che l’aiuto pubblico dell’Italia resti consistente nonostante i tagli della nuova finanziaria”, spiega Giovanni Micali, presidente dell’Unicef, “C’è ancora molta strada da fare per garantire un’infanzia sana e protetta a tutti i bambini, collaborando con varie istituzioni e con le realtà locali”. Una proposta provocatoria al riguardo viene da Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione italiana per l’Unesco: “L’Italia è uno dei principali paesi produttori di armi e mine antiuomo. Perché non si usano quei soldi invece per sfamare e tutelare un bambino?”. Le mine, infatti, causano circa 15-20 mila vittime ogni anno, un quinto sono bambini, spesso attratti dagli ordigni per la loro forma insolita e il colore.





