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Congo e Europa contro il legname illegale

Un importante passo avanti è stato compiuto il 9 maggio scorso a Brazzaville per prevenire l’ingresso di legname illegale nell’Unione Europea: l’annuncio di un accordo tra Ue e Repubblica Democratica del Congo per un nuovo sistema di controllo sul taglio degli alberi della seconda maggiore foresta tropicale del mondo e sull’esportazione del legno grezzo e lavorato.

Il patto, bilaterale e giuridicamente vincolante, è noto come Accordo di Partenariato Volontario (Vpa, Voluntary Partnership Agreement). Si tratta di uno strumento fornito dal Piano di Azione sull’Applicazione delle Leggi di Governance e Commercio per le Foreste (Flegt) messo a punto nel 2003 dalla Commissione Europea. Sotto il Vpa, che entrerà in vigore dal 2011, tutto il legname e i derivati che dal Congo saranno diretti all’Ue dovranno essere accompagnati da una particolare licenza che ne certifichi la provenienza legale e i benefici che l’esportazione porta alle comunità locali.

La Repubblica del Congo è uno dei maggiori fornitori di legname e derivati del Vecchio Continente: metà dell’esportazione è destinata alla sola Unione europea, in particolare a Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Olanda e Belgio, per un giro di affari che ammonta a 330 milioni di dollari l’anno. Con un totale di oltre 1,8 milioni di ettari di foreste formalmente gestite e ufficialmente in regola con le normative nazionali e internazionali, già oggi il Congo è, almeno sulla carta, uno dei maggiori produttori “legalizzati” di legno tropicale su scala mondiale. Secondo la Banca Mondiale, tuttavia, la regolamentazione attuale non è sufficiente ad assicurare la provenienza legale del legno e presenta delle carenze che costano al paese milioni di dollari all’anno per mancate vendite e provvedimenti di blocco e sequestro del legname. 

Secondo Henry Djombo, ministro dell’Economia forestale del Congo, il nuovo Vpa introdurrà invece delle importanti novità nelle procedure di verifica: la prima è il coinvolgimento delle organizzazioni non governative e delle piccole associazioni locali nella redazione e nell’implementazione dei controlli su scala locale. La seconda è la “catena di custodia”, un sistema documentale che consente la rintracciabilità dei prodotti (per risalire alla loro provenienza) in ogni fase della lavorazione. La terza è la possibilità di creare procedure ad hoc che non siano una “copia carbone” degli standard europei, per tenere conto della realtà rurale e sociale del paese.

Quello con la Repubblica del Congo è il primo Vpa nel bacino del Congo ed il secondo sancito finora su scala mondiale. Dovrebbero seguire accordi analoghi con il Ghana (annunciato nel 2008), Camerun, Liberia, Malaysia, Indonesia e Vietnam. Lo scopo finale è quello di garantire una maggiore trasparenza nel commercio di questi prodotti e controlli stringenti – ha commentato Stefano Manservisi, Direttore generale per lo sviluppo presso la Commissione Europea, –  per rassicurare i cittadini europei che il legno d’importazione d’Europa non derivi da attività illecite a danno degli ecosistemi tropicali. (i.n.)

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