Sotto i ghiacci di Marte è nascosto un bacino di acqua

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Su Marte ci sono riserve di acqua liquida permanenti. Un team tutto italiano costituito da ricercatori dell’’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), Agenzia spaziale italiana (Asi), Università di Roma Tre, Cnr, Università di Chieti e Università di Roma La Sapienza ha reso pubblica la scoperta di un bacino d’acqua allo stato liquido sotto la calotta di ghiaccio del Polo Sud marziano.

Un lago, dunque, situato a circa un chilometro e mezzo sotto la superficie ghiacciata del pianeta rosso, largo una ventina di chilometri e profondo almeno qualche metro è stato individuato grazie ai dati raccolti da Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), il radar a bassa frequenza – anch’esso un’idea italiana – installato a bordo della sonda europea Mars Express.

“È un momento davvero intenso per noi”, confida a Wired Enrico Flamini, professore di planetologia presso l’Università di Chieti-Pescara e responsabile di progetto dell’esperimento Marsis per l’Asi. “Sappiamo ormai da tempo che in passato la superficie di Marte deve essere stata solcata da fiumi e laghi. Che su Marte, poi, ci sia acqua sotto forma di ghiaccio è un dato assodato, così come si sa che in determinati periodi come l’estate marziana è possibile che ci sia acqua allo stato liquido, anche se solo momentaneamente. Tuttavia, nessuna evidenza di bacini d’acqua liquida stabili e tuttora sussistenti era ancora stata trovata”.

Già alla fine degli anni ’90 circolavano nella comunità scientifica ipotesi per cui l’acqua allo stato liquido potesse trovarsi sotto la superficie del pianeta rosso, penetrata magari nel suolo a occuparne le cavità, così come avviene anche sulla Terra. Ma come scovarla? “Nel ’96”, racconta Flamini, “l’Asi propose all’Agenzia spaziale europea (Esa), che stava progettando la missione Mars Express, di installare sulla sonda un radar a bassa frequenza, cioè uno strumento a onde radio dell’ordine dei megaHertz in grado di penetrare sotto la superficie arida e fredda di Marte”.

Il segnale sarebbe rimbalzato restituendo un’eco tipica che avrebbe dato informazioni sulla composizione del sottosuolo marziano. “L’acqua liquida in particolare”, spiega Flamini, “si comporta come uno specchio e riflette fortemente il segnale radio, diversamente da quanto invece avviene per il ghiaccio, le rocce e la sabbia”.

La missione Mars Express è partita nel 2003 con la messa in orbita della sonda, e Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding, questo il nome del radar frutto dell’ingegno nostrano) ha iniziato a raccogliere dati a partire dal 2005.“Ci sono voluti diversi anni per conoscere davvero Marsis, perché si trattava di uno strumento del tutto nuovo e bisognava capire come utilizzarlo al meglio”, riferisce Flamini. “E alla fine, negli ultimi 6-7 anni, abbiamo cominciato a sospettare qualcosa: sempre da una certa area al di sotto della calotta ghiacciata del Polo Sud del pianeta arrivavano segnali molto intensi. Acqua, a intuito, ma ovviamente non potevamo basarci solo su quello”.

Così il team ha messo sotto stretta sorveglianza quella regione larga circa una ventina di chilometri a oltre un chilometro di profondità sotto la superficie di ghiaccio, sommando cinque anni di dati, raccolti durante le differenti stagioni marziane e a diverse inclinazioni dell’orbita, in modo tale da eliminare il più possibile il rumore che avrebbe potuto generare falsi segnali. E la conclusione, secondo gli esperti, non può che essere una sola: lì c’è un bacino di acqua liquida.

Qualcuno potrebbe obiettare che a una temperatura media che si pensa possa aggirarsi attorno ai -68°C ci dovrebbe essere ghiaccio. “Però dai nostri dati sappiamo che è acqua liquida”, conferma Flamini. L’ipotesi è che ci siano più fattori che concorrono ad abbassarne il punto di fusione, cioè la temperatura alla quale l’acqua passa dallo stato solido a quello liquido. In primis il fatto che, a dirla tutta, non sia solo acqua: “è più una sorta di salamoia in cui sono disciolti sali di magnesio, sodio e calcio, che agiscono come un antigelo”, argomenta Flamini. A questo si aggiunge la differente pressione a cui il fluido è sottoposto, dal momento che si trova nel sottosuolo, e che non si sappia esattamente quale sia la temperatura a quelle profondità.

La scoperta rappresenta di certo un passo avanti nella modellizzazione di Marte, confermando che è rimasta acqua allo stato liquido sotto la sua superficie. Ma è anche la dimostrazione dell’esistenza di un ambiente protetto in cui sono presenti molecole (acqua e sali) che costituiscono elementi favorevoli alla vita.

E adesso? “Marsis è in salute e continua a raccogliere dati, che saranno presto pubblici, accessibili a tutti”, risponde Flamini. “Quello che noi abbiamo messo a punto è un metodo d’indagine, che potrà essere applicato da altri gruppi di ricerca per continuare a svelare i segreti di Marte”.

Via Wired.it

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