Adamo ed Eva, forse, erano coetanei

La novità è che Adamo ed Eva, forse, potrebbero essersi incontrati realmente. Non parliamo ovviamente dei due biblici progenitori dell’umanità, ma piuttosto dei due individui a cui può essere fatta risalire l’origine di alcuni tratti genetici condivisi da tutti gli uomini e le donne dei nostri giorni. Studi precedenti avevano calcolato che l’“Adamo genetico” fosse vissuto sulla Terra non più di 50-60.000 anni fa, molto più tardi quindi di Eva, il cui Dna era fatto risalire invece circa al 200.000 a.C. Oggi, due nuovi studi pubblicati su Science rivedono queste stime. La nuova finestra temporale tratteggiata dai ricercatori di Stanford e da quelli dell’Università di Sassari propone un periodo di circa 100-200.000 anni fa per l’Adamo genetico, che potrebbe quindi sovrapporsi con quella di Eva.

A differenza del resto del nostro materiale genetico, che è frutto di un “rimescolamento” tra i geni dei due genitori, nel caso del cromosoma Y (quello presente solamente nel sesso maschile) se ne eredita una copia uguale a quella del padre. Il Dna presente nei mitocondri invece proviene unicamente dalla madre, perché questi organelli cellulari sono già presenti nell’ovulo al momento della fecondazione. È per questo che si può postulare l’esistenza di un antenato comune di tutti gli individui di sesso maschile oggi viventi (possessore della copia del cromosoma Y arrivata di padre in figlio fino ai giorni nostri), e di una antenata comune di tutti gli esseri umani di oggi (da cui derivano i nostri mitocondri).

Per risalire al periodo in cui questi antenati comuni vivevano sulla terra viene utilizzato il cosiddetto metodo dell’orologio molecolare. In termini molto generali, il metodo permette di calcolare quanto sia antico un determinato tratto genetico sfruttando il fatto che esiste un tasso stabile con cui si accumulano all’interno del Dna delle piccole mutazioni neutre (che non influiscono con il funzionamento dei geni). Una difficoltà però – come spiega Carlos Bustamante, uno dei ricercatori di Stanford che hanno realizzato il primo dei due studi presentati su Science – è che dopo centinaia di migliaia di anni la quantità di mutazioni accumulatesi nel Dna è enorme.

Cercare di mettere a confronto singoli geni del cromosoma Y è quindi come, paragona Bustamante, “tentare di assemblare un puzzle senza avere il disegno sulla scatola”. Possibile quindi, ma estremamente difficile. Per risolvere il problema, i ricercatori di Stanford hanno deciso di sequenziare direttamente l’intero genoma del cromosoma Y di 69 uomini, appartenenti a 7 popolazioni differenti, che vanno dai boscimani africani, agli jakuti siberiani.

Utilizzando come riferimento alcuni importanti eventi archeologici che hanno influenzato le migrazioni delle differenti popolazioni (ad esempio l’attraversamento dello stretto di Bering), i ricercatori hanno calcolato il tasso con cui si sono accumulate le mutazioni, e hanno poi analizzato le differenze presenti nei campioni raccolti. Risultato: l’ultimo antenato comune del sesso maschile sarebbe vissuto circa 125-156.000 anni fa. Utilizzando lo stesso metodo sul Dna mitocondriale, e prelevando altri 24 campioni da soggetti di sesso femminile, i ricercatori hanno calcolato che l’ultima antenata comune dovrebbe essere vissuta invece tra i 99.000 e i 148.000 anni fa.

Nonostante si tratti di uno degli studi più accurati svolti fino a oggi, i risultati sono comunque soggetti a un alto grado di incertezza, e dipendono fortemente dagli individui scelti per l’analisi. Come dimostra il secondo studio presentato sulle pagine di Science da un gruppo di ricercatori italiani dell’Università di Sassari. Analizzando il Dna di 1.204 sardi, i ricercatori hanno identificato oltre 6.751 mutazioni del cromosoma Y all’interno della popolazione (molte delle quali sono descritte per la prima volta), risalendo così ad una data leggermente differente per l’Adamo genetico: 180-200.000 anni fa (leggi: “Le origini degli europei scritte nel dna dei sardi“).

I risultati dei due studi non sono dunque uguali, ma concordano comunque nello spostare indietro il periodo in cui l’ultimo antenato comune di tutti gli appartenenti al genere maschile visse sulla terra, ponendolo in una finestra temporale molto più vicina a quella dell’”Eva mitocondriale” rispetto ai calcoli precedenti.

Riferimenti:

Science DOI: 10.1126/science.1237619

Science DOI: 10.1126/science.1237947

Credits immagine: Adam Lederer/Flickr

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