OMS: in Africa si vive di più

(Foto via Pixabay)

Dal 2012 al 2015 l’aspettativa di vita (in salute) è cresciuta di tre anni, da 50,9 a 53,8 anni in Africa. Nessuna regione al mondo ha visto un miglioramento simile. Uno dei dati principali che emerge dal rapporto sullo stato della salute della regione africana dell’Organizzazione mondiale della sanità è questo (i dati sono riferiti ai 47 paesi che fanno parte della regione dell’Oms). E non è l’unico: al tempo stesso è diminuita anche la forbice dell’aspettativa di vita tra i paesi in cui si vive di più e quelli in cui si vive meno (da 27,5 a 22 anni), sono calati i tassi di morte per le principali cause (passati da 87.7 a 51.3 per 100 000 abitanti dal 2000 al 2015) e diminuiti parallelamente anche il numero di anni persi per le stesse malattie o condizioni. Ma non c’è solo questo nella fotografia scattata dal rapporto dell’Oms.

 

Cause principali di mortalità e morbidità per la regione africana, confronto tra 2000 e 2015. Fonte: Oms

Per i passi avanti fatti, i traguardi raggiunti a livello regionale, rimangono le differenze e le disuguaglianze nei singoli paesi, con quelli a maggior reddito – senza sorpresa – come quelli in cui si registrano i successi maggiori. E se è vero che i top killerinfezioni respiratorie, Hiv/Aids e diarrea – fanno sempre meno morti, non si sono invece avute riduzioni significative per quel che riguarda le malattie non comunicabili. Perché, riassume l’Oms, le malattie che colpiscono l’Africa sono cambiate e quello di cui ci si ammala e si muore oggi è diverso da ieri.

Una persona che vive in Africa oggi, si legge nel report, che abbia tra i 30 e i 70 anni ha una possibilità su cinque di morire di malattie non comunicabili (come malattie cardiovascolari, tumori, diabete o patologie respiratorie croniche). I principali fattori di rischio per queste malattie – dall’abuso di alcol, alla mancanza di attività fisica, all’abuso di sostanze e problemi nella dieta e nell’alimentazione – sono ancora fortemente presenti nelle regioni africane. “Nel passato ci siamo concentrati su malattie specifiche che stavano causando un numero sproporzionatamente alto di morti”, ha commentato Matshidiso Moeti, direttrice regionale dell’Oms per l’Africa. “Abbiamo avuto successo nel fermare queste minacce e la salute delle persone oggi è messa alla prova da diverse condizioni. Abbiamo bisogno di sviluppare un approccio più olistico alla salute”.

Un approccio che consista nel fornire assistenza alle fasce critiche degli adolescenti e degli anziani, nel preparare alla gestione delle emergenze (come le epidemie o i conflitti), e prima ancora nel poter contare sulla presenza di sistemi sanitari capillari: oggi, riassume l’Oms, mediamente si contano 2 medici e 15 letti di ospedale ogni 10 mila persone. Mentre i dati suggeriscono come la salute sia direttamente correlata alla performance dei sistemi sanitari, che passa dagli investimenti, indubbiamente, ma soprattutto dal modo in cui vengono allocate le risorse, concludono dall’Oms. E a oggi gli investimenti migliori sembrano essere quelli nel personale sanitario e nelle infrastrutture.

Riferimenti: State of Health in the WHO African Region

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