Alimenti contaminati: Italia prima in Europa

Anche alimenti “innocui” come frutti di bosco, tonno e pesce spada possono nascondere pericoli per la salute. È quanto emerge dall’ultima relazione del Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF) che pubblica ogni anno il resoconto delle irregolarità individuate negli alimenti. Nel 2013, su 3137 segnalazioni complessive, un sesto (534) proveniva dall’Italia. E ben 101 dei 485 alert (che segnalano un rischio particolarmente elevato) erano relativi al nostro paese.

Ecco qualche altro numero. Al primo posto nella classifica dei paesi esportatori di alimenti contaminati troviamo la Cina (433 notifiche), l’India (257) e la Turchia (226). La nazione europea con risultati migliori è invece la Spagna. Il Rasff permette di segnalare in tempo reale le anomalie riscontrate in alimenti, mangimi o nei materiali destinati a venire in contatto con il cibo. Le notifiche sono classificate in modo diverso in base al livello di rischio: le irregolarità individuate alla frontiera (che quindi non raggiungono il mercato) sono segnalate come border rejection, quelle trovate durante controlli sul mercato o in seguito a segnalazioni o a malori dei consumatori sono invece classificate come alert, se comportano un rischio elevato e richiedono un intervento di ritiro dal mercato, oppure, nel caso siano ritenute meno gravi e pressanti, come semplici information.

Le segnalazioni inviate dal nostro paese sono dovute principalmente alla presenza di metalli pesanti (33 alert per presenza di mercurio e una per cadmio in prodotti ittici) e di microrganismi patogeni (46 alert per microrganismi come Listeria monocytogenes, E. coli, salmonella, botulino e virus dell’epatite A). Secondo Maurizio Ferri, della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, “l’elevato numero di allerte può essere solo collegato a un’intensa e costante attività di controllo, sia di routine che su sospetto”. In altre parole, il fatto che in Italia ci siano state più segnalazioni non è dovuto alla scarsa qualità degli alimenti in circolazione. 

Nonostante i controlli, però, fra gennaio 2013 e febbraio 2014 in Italia si sono verificati circa 1100 casi di epatite A correlati al consumo di frutti di bosco surgelati contaminati. Nel 2013 sono stati inviati al Rasff 9 alert per questo motivo, ma l’epidemia continua. Molto probabilmente, i lotti all’origine di questa epidemia sono di più e la contaminazione può essersi verificata in diversi punti della filiera. Il Ministero della Salute, intanto, ha pubblicato un aggiornamento e un volantino. Alcuni supermercati, nel frattempo, hanno sospeso la vendita di frutti bosco surgelati oppure segnalano nel punto vendita la necessità di cuocerli prima di consumarli.

Questo articolo è stato prodotto nell’ambito del Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della Scienza, Università di Ferrara                          

Credits immagine: Darwin Bell/Flickr

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