Calvizie, per la prima volta coltivati i capelli in laboratorio

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“L’unica cosa che arresta la caduta dei capelli? Il pavimento”, diceva qualche decennio fa Maurizio Costanzo, con certo giustificato scetticismo nei confronti dell’efficacia dei trattamenti disponibili all’epoca contro la perdita di capelli. Fortunatamente, da allora, la scienza ha fatto significativi passi avanti per contrastare la calvizie – o, se preferite, l’alopecia androgenetica –, un disturbo che colpisce circa 30 milioni di persone nella sola Europa e che, per 3 soggetti su 4, rappresenta la perdita di un aspetto indispensabile del proprio aspetto e della propria personalità. L’ultimo in ordine di tempo è un nuovo approccio appena messo a punto da un’équipe di ricercatori dello Irving Medical Center alla Columbia University: gli scienziati, come raccontano sulle pagine della rivista Nature Communications, sono infatti riusciti a realizzare, con l’ausilio di stampanti 3D, un sostrato artificiale in cui coltivare follicoli piliferi umani che poi, effettivamente, hanno iniziato a produrre capelli in salute e resistenti. È la prima volta al mondo, dicono gli autori del lavoro, che si riesce a far crescere capelli umani in laboratorio, il che dovrebbe rendere più agevole la pratica del trapianto dei capelli.

I tentativi precedenti

L’idea di “coltivare” capelli e peli in laboratorio in realtà non è nuova. Già da diversi anni, infatti, parecchi team di ricercatori sono riusciti, con successo, a far crescere peli di topo in colture di follicoli piliferi. Tuttavia, per qualche ragione, il risultato è difficile da replicare con capelli umani: “Le cellule di topi e ratti fanno crescere peli belli e resistenti”, spiega Angela M. Christiano, una degli autori del lavoro appena pubblicato. “Al contrario, per motivi che ancora non abbiamo compreso appieno, le cellule umane sono più ‘resistenti’ e difficili da trattare”. Per superare questa resistenza, la squadra di Christiano ha cercato di riprodurre il più fedelmente possibile le condizioni ambientali in cui risiedono i follicoli piliferi umani. Un primo tentativo – l’inserimento di agglomerati di follicoli umani all’interno di microgocce di liquido poi impiantate direttamente sulla pelle di topi – ha dato risultati ambigui: alcune cellule hanno generato nuovi capelli, mentre altre non lo hanno fatto. Ma i ricercatori sono andati avanti.

Un supporto stampato in 3D per far crescere i capelli

Si è tentato un nuovo approccio, usando delle stampanti 3D per creare un ambiente ancora più naturale e verosimile per la crescita del capello, composto di microstrutture in plastica sormontate da lunghe protuberanze sottili appena mezzo millimetro. Un’architettura che fino a pochi anni fa era impossibile da realizzare: “Le precedenti tecniche di fabbricazione”, commenta Erbil Abaci, un altro degli autori dello studio, “non consentivano di costruire strutture così sottili. Siamo riusciti a realizzarle grazie agli ultimi miglioramenti della tecnologia di stampa 3D”. Gli scienziati hanno quindi fatto crescere pelle umana su questa impalcatura, inserendo anche dei follicoli piliferi prelevati da volontari umani. Hanno poi ricoprendo il tutto con cellule in grado di produrre cheratina spennellate con un cocktail di fattori di crescita, tra cui i famosi inibitori Jak, sostanze già note per stimolare la crescita dei capelli. Dopo tre settimane, il “miracolo”: sono nati nuovi follicoli che hanno hanno iniziato a generare capelli robusti e in salute.

Perdita dei capelli
Credits: Christiano lab/Columbia University Irving Medical Center

Una fabbrica di follicoli per il trapianto

La tecnica deve ovviamente essere ancora perfezionata, ma le sue potenzialità appaiono molto promettenti: le cellule umane ingegnerizzate con questo approccio potrebbero infatti generare una sorgente pressoché infinita di follicoli piliferi “fertili” destinati ai pazienti che si sottopongono a chirurgia ricostruttiva del cuoio capelluto. Tale tecnica richiede, in genere, il trasferimento di circa 2000 follicoli, prelevati dalla nuca e reimpiantati sulla parte frontale e superiore del cranio, ed è possibile solo per pazienti “stabilizzati” e che abbiano abbastanza follicoli da auto-donarsi.

“Abbiamo dimostrato che in linea di principio è possibile creare in laboratorio delle vere e proprie capigliature pronte per essere impiantate sullo scalpo del paziente”, dice Christiano, “il che estende la fattibilità della chirurgia a tutti coloro che soffrono di calvizie, l’alopecia androgenetica, sollevando la limitazione del numero di follicoli del donatore”.

Un aiuto anche nella ricerca sulla calvizie

I follicoli ingegnerizzati in questo modo potrebbero anche essere utilizzati dalle industrie farmaceutiche per testare nuove molecole che promuovono la crescita dei capelli e contrastano la calvizie: finora, infatti, i test dei nuovi farmaci erano limitati proprio dal fatto che non era possibile far crescere capelli umani in laboratorio, tanto che gli unici due principi attivi al momento disponibili – la finasteride e il minoxidil – erano stati inizialmente studiati per il trattamento di altre patologie.

Riferimenti: Nature Communications

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