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Arte in Rete

di
Monia Cappuccini

Marco Deseriis, Giuseppe Marano Net.art. L’arte della connessioneShake, 2003pp.218, euro 15,00 La rete Internet ha creato le condizioni per una nuova arte appositamente studiata per il Web? Quali sono le differenze con le forme artistiche tradizionali? Quali i protagonisti e i suoi modi di diffusione? Sono questi alcuni dei quesiti posti in questo volume che affronta la sperimentazione artistica della Rete, seguendo un profilo storico che dal low-tech della metà anni Novanta arriva al presente. Gli autori, cofondatori del nodo italiano di “The Thing” (www.thething.it), forniscono strumenti di comprensione, raccontano esperienze e affrontano i nodi concettuali delle forme artistiche on line, in particolare i loro rapporti con le istituzioni museali tradizionali. Nata dall’incontro tra eredità delle avanguardie e innovazione tecnologica, “la net.art non va messa in relazione ad alcuna applicazione specifica ma va intesa come pratica che mira a sostituire le opere con le operazioni e la rappresentazione con la produzione di nuovi circuiti comunicativi”. In questa prospettiva, essa può porsi come nuovo modello di relazione sociale, con caratteri propri, a differenza dell’ “art on the web”, che utilizza Internet solo come potente circuito di distribuzione. Mentre nel primo Novecento le avanguardie avevano attinto alle tecniche del plagio, del camuffamento e della perfomance, così da modificare le nozioni di arte e di artista, nei decenni successivi l’estetica della comunicazione ha smesso di essere considerata una teoria: è diventata una pratica d’azione, un terreno di sperimentazione totale il cui scopo non fosse limitato alla produzione di oggetti ma alla creazione di nuove relazioni sociali. L’arte, superata la “riproducibilità tecnica” (citando Walter Benjamin), grazie alla Rete entra nell’epoca dell’interazione attraverso l’uso che i suoi fruitori sanno farne. Spostando l’enfasi sul circuito narrativo piuttosto che sui contenuti veicolati, il Web intero viene pensato ora come materiale da manipolare, suggerendo una nuova poetica “dell’arte di fare network” a cui contribuiscono non solo artisti ma anche hacker, ingegneri, ricercatori e attivisti nel rilancio dell’intreccio tra estetico e politico. Partendo dall’estetica del “macchinico” di Andreas Broeckmann secondo cui “un principio estetico è associato con il processo piuttosto che con l’oggetto, con la dinamica piuttosto che con la finalità, con l’instabilità anziché con la permanenza”, Marco Deseriis e Giuseppe Marano descrivono il gioco identitario e la manipolazione dei flussi informativi come processi peculiari della Net.art. Da un primo periodo low-tech di approccio alle forme di telesocialità nello spazio urbano (come le chat telefoniche di massa dell’inglese Heath Bunting) alla ricerca sull’interattività di Alexei Shulgin, dalla nascita della mailing list Nettime di Geert Lovink alle sperimentazioni dell’Ascii Art Ensemble (in cui affiora la materia alfanumerica di cui è composta l’immagine digitale), si passa alle estensioni possibili scaturite dall’interesse dei musei verso questi nuovi “agitatori culturali”, con l’inizio di alleanze tra diverse competenze nella progettazione di campagne e incursioni nei recinti della proprietà privata digitale. Le azioni ironiche e paradossali degli attivisti di rete sconfinano così da un territorio all’altro della conoscenza e della tecnica in maniera originale, come viene documentato dai molti artisti citati nel volumi. “La net.art per noi è soprattutto un connettore, la possibilità di trasformare la banale esperienza della navigazione in una narrazione in cui i personaggi e gli autori ridisegnano continuamente i sentieri su cui camminano”, un percorso non determinato che mette in crisi anzitutto l’idea di prevedibilità e la fiducia verso le interfacce con cui siamo soliti dialogare.

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