Fentanyl, la tecnologia aiuta contro l’abuso

    (foto: Jorge Campos su Unsplash)

    In collaborazione con Istituto Gentili

    Trasformare la somministrazione di una molecola potente come il fentanyl in un processo altamente regolato e automatizzato, riducendo la possibilità di errore umano o di deviazione dall’uso terapeutico stabilito. È lo scopo dell’innovazione tecnologica applicata alla terapia del dolore: preservare uno degli strumenti farmacologici più potenti – il fentanyl – grazie allo sviluppo di dispositivi di somministrazione intelligenti progettati per garantire un uso controllato e sicuro del farmaco.

    Perché non possiamo rinunciare al fentanyl

    Il fentanyl è la molecola analgesica più potente disponibile nella pratica clinica, con una potenza circa 100 volte superiore a quella della morfina. La sua struttura gli permette di agire con una velocità paragonabile alla somministrazione endovenosa, risultando fondamentale per gestire il Breakthrough Cancer Pain (dolore episodico intenso), ovvero picchi improvvisi di dolore che raggiungono il massimo dell’intensità in pochi minuti. Per il dolore oncologico cronico da moderato a severo, gli oppioidi come il fentanyl sono considerati la cura principale. In molti casi, per gestire queste intensità di dolore, non esistono alternative valide che garantiscano lo stesso livello di sollievo. Il trattamento del dolore non è poi solo una questione di comfort, ma una vera e propria terapia adiuvante. Un controllo efficace del dolore aumenta l’aderenza dei pazienti ai trattamenti oncologici (come chemioterapia e radioterapia); senza di esso, i pazienti potrebbero abbandonare le cure, compromettendo le loro possibilità di sopravvivenza

    Come usare il fentanyl in maniera sicura

    A differenza dei comuni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che se usati cronicamente possono causare danni a reni, fegato o apparato gastrointestinale, il fentanyl non provoca danni d’organo. Inoltre, essendo privo di metaboliti attivi e venendo metabolizzato rapidamente, è ideale per pazienti con insufficienza epatica o renale. Tuttavia, esistono dei timori nel suo uso legati al possibile sviluppo di dipendenza. “Nel paziente oncologico il rischio di sviluppare dipendenza è molto minore rispetto a una persona sana: studi su modello animale hanno dimostrato che a livello neurobiologico si attivano meccanismi diversi ed è molto più facile che la dipendenza si sviluppi quando l’animale non prova dolore. In letteratura si parla di 1-2% di rischio di dipendenza nei pazienti oncologici. Poco, ma comunque da non sottovalutare. Per questo i medici devono indagare i possibili fattori di rischio: per esempio la pregressa dipendenza da sostanze, l’età giovane, eventuali malattie psichiatriche. La conoscenza del paziente e della sua storia deve essere approfondita e il malato deve essere seguito da vicino: nel setting terapeutico questo avviene con costanza. Ma se questo non bastasse saranno presto disponibili device che limitano la somministrazione dello spray nasale”, spiega Diego Fornasari, Professore ordinario di Farmacologia, Università degli Studi di Milano e Presidente dell’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD).

    L’innovazione che aiuta

    Sono disponibili oggi degli spray nasali che integrano un meccanismo di blocco elettronico che impedisce al paziente di effettuare erogazioni troppo ravvicinate tra loro. Questo aiuta a mitigare significativamente il rischio di sovradosaggio accidentale, uso improprio o abuso al di fuori dell’ambito medico. I nuovi dispositivi sono anche dotati di un contatore digitale delle dosi, che permette un tracciamento preciso di quanto farmaco è stato consumato. La tecnologia viene infine applicata anche per la sicurezza fisica, ad esempio con l’implementazione di chiusure a prova di bambino per evitare accessi non autorizzati o accidentali.

    “L’innovazione tecnologica funge da strumento di supporto per i medici, permettendo di conciliare l’efficacia analgesica degli oppioidi con una gestione più monitorata del percorso di cura. Non dimentichiamo che la Legge 38 ha sancito il diritto alla cura del dolore: non utilizzare farmaci efficaci quando indicati non è etico. Questi dispositivi permettono di personalizzare la terapia in base alle necessità cliniche del paziente, riducendo i timori legati alla dipendenza”, conclude Franco Marinangeli, Professore ordinario di Anestesia e Rianimazione all’Università dell’Aquila.

    Credits immagine: Jorge Campos su Unsplash