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Benjamin e la storia

di
Maria Leonetti

Dario Gentili
Il tempo della storia. Le tesi “sul concetto di storia” di Walter Benjamin
Guida, 2002
pp. 259, euro 14,46

“Il tempo della storia” è un appassionato lavoro sulle Tesi sul concetto di storia che Benjamin scrisse negli ultimi mesi di vita, prima del suicidio nel settembre del 1940. La ricostruzione dell’autore ci fa capire però la riflessione sulla storia è presente fin dai primi anni della sua produzione. Rileggere, ora, questo testamento spirituale significa rispondere all’appello di una domanda radicale sul senso della storia, sorta nel precipitare della Seconda Guerra Mondiale, ma che ancor oggi non ha perso validità. Questo libro raccoglie proprio l’urgenza e l’attualità di questa interrogazione, attraverso una sottile e acuta scrittura filosofica, e rintraccia in tutta l’opera benjaminiana un filo rosso che lega la solida struttura filosofica a una tensione politica, non sempre ben focalizzata nel dibattito contemporaneo.Il taglio interpretativo scelto permette di accostarsi agli scritti benjaminiani come a un’unica opera, ordinata secondo tematiche e richiami interni: ogni tesi, agli occhi attenti dell’autore, diventa una costellazione di pensiero che reca con sé tracce degli scritti precedenti. Un confronto in perfetto stile benjaminiano, in cui gli autori del passato sono scelti in base alla loro capacità di interpretare il presente e evocare un futuro. Questo tipo di lavoro, gettando luce su assonanze e contrasti, permette di inquadrare al meglio la profonda originalità di Benjamin. Ciò significa non solo cercare il confronto con i classici della filosofia tedesca (Kant e Hegel), con pensatori della modernità (Marx e Nietzsche) e con filosofi a Benjamin più vicini (Adorno, Bloch, Lukàcs e Schmitt), ma anche inquadrare uno specifico contesto: il tramonto di un’epoca satura di tensioni, che ricorda da vicino i travagli della nostra attualità e le tendenze allarmanti della nostra politica. Come sottolinea l’autore, “ogni epoca è in grado di risvegliarsi dal suo torpore politico” (p.109) e attraverso la lettura del presente dare una nuova interpretazione della sua storia.Si distingue quindi tra chi ordina e classifica il passato facendone un inventario e “lo storico materialista che deve essere «un uomo che scava»”. Quest’ultimo “deve considerare il presente come il punto più superficiale di una stratificazione del passato, che attraversa la storia fin nelle sue viscere […]. La storia che si affaccia alla luce del presente è la costruzione di tutti gli strati di storie sepolti sotto terra.» [p.214]. In questo modo, ogni presente ha la possibilità di dare un senso e una direzione politica allo scorrere del tempo. Dalla lettura di Gentili, condotta con notevole rigore e chiarezza nonostante la complessità dell’argomento, emerge dunque una chiamata all’impegno nel mondo reale e a una riflessione filosofica che non sia analisi sterile. La scena della storia è un tribunale permanente dove la politica è chiamata a rimettere continuamente in discussione il pensiero. Significa abbandonare l’atteggiamento contemplativo nei confronti della realtà e costruire un’idea di storia che proprio per la sua natura spinga all’azione, adesso. «È il presente il campo di lotta in cui la prassi crea materialmente il futuro». (p.81)

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