Bennu visto da vicino: ecco cosa ha scoperto la missione Nasa

bennu

Potrebbe essere stato un asteroide a portare sulla Terra l’acqua e il carbonio necessari alla vita? Per scoprirlo, gli occhi degli scienziati sono da tempo puntati su Bennu, e ora i primi risultati della sonda Nasa OSIRIS-Rex confermano la presenza diffusa sull’asteoroide di minerali idrati. Ad annunciare questa e altre scoperte su Bennu sono ben sette articoli pubblicati questa settimana su varie riviste targate Nature: un dossier al quale hanno contribuito ricercatori italiani dell’Istituto nazionale di astrofisica.

Asteroidi portatori d’acqua per la vita?

Bennu è uno dei numerosi piccoli corpi –  residui, come anche le comete, del processo di formazione del Sistema solare – che ruotando intorno al Sole intersecando l’orbita del nostro pianeta. Scoperto nel 1999, prima della missione OSIRIS-Rex  è stato oggetto di una campagna internazionale di osservazione da telescopi a Terra. “Sappiamo che è un oggetto scuro e primitivo, simile ai piccoli corpi che si ritiene abbiano creato le condizioni adatte per l’innesco della vita sulla sul nostro pianeta, rilasciando con i loro impatti acqua e materiale organico appena formato», racconta Elisabetta Dotto, astrofisica dell’Inaf di Roma e membro dello science team di OSIRIS-Rex. In base ai nuovi dati, si stima che Bennu abbia un’età tra i 100 milioni e un miliardo di anni, quindi più vecchio di quanto previsto, e che abbia avuto origine nella Cintura degli asteroidi.

Bennu visto da vicino

Ma la scoperta più spettacolare, grazie alle immagini in alta definizione, sono state le reali dimensioni di un masso enorme sulla superficie di Bennu che era stato individuato già da Terra. «Le osservazioni radar fatte tra il 1999 ed il 2012 suggerivano che si trattasse di un unico masso di circa 10 metri di lunghezza massima. Grazie ad immagini ad alta risoluzione abbiamo scoperto che invece è lungo 56 metri”, dice Maurizio Pajola, ricercatore dell’Inaf di Padova tra gli autori dei paper su Nature. Il grande masso è visibile anche in alcune immagini dell’emisfero meridionale di Bennu riprese il 17 gennaio da una distanza di circa 1,6 km (ritagliate e contrastate per evidenziare le irregolarità della  superficie).

bennu asteroide

Due immagini dell’emisfero sud di Bennu in cui è visibile un macigno di circa 50 metri di diametro: nel mezzo dell’immagine di sinistra e in parziale ombra nella parte inferiore in quella di destra . Crediti: Nasa/Goddard/University of Arizona/Lockheed Martin

Le foto scattate dalla sonda hanno rivelato la presenza di numerosi altri massi giganti, tre dei quali hanno dimensioni maggiori di 40 metri. Ma i ricercatori hanno stimato la presenza sull’asteroide di 200 massi grandi (10 metri) per chilometro quadrato.  

bennu macigni massi

Perché sono lì? “E’ escluso che possano essersi formati tutti a seguito degli impatti che hanno lasciato crateri su Bennu: “Per produrre macigni di tali dimensioni”, osserva Pajola, “l’impatto avrebbe dovuto disintegrare  del tutto l’asteroide. Devono essere antichi frammenti dell’asteroide padre da cui Bennu è nato».

La presenza di una una miriade di massi di svariate dimensioni non è stata del tutto inattesa. “Un po’ ce lo aspettavamo”, va avanti Paiola, “visto che Bennu, con i suoi 500 metri di diametro, è quello che viene definito un asteroiderubble-pile”, cioè non monolitico, ma costituito da parte dei frammenti rocciosi che formavano l’asteroide genitore, dal quale si è formato in seguito ad un impatto distruttivo».

Come è fatto Bennu? Un mix di rocce di origine diversa

Diverse caratteristiche, come la mancanza di piccoli crateri e l’aspetto eterogeneo della superficie, suggeriscono che sull’asteroide si possano distinguere diverse regioni appartenenti a epoche diverse, alcune residue dal corpo progenitore e altre frutto di attività più recente. Gli strumenti a bordo della sonda OSIRIS-REx hanno rivelato regioni molto scure, dove solo il 3% della radiazione solare viene riflessa, e altre molto brillanti associate a massi di dimensione di qualche metro. “Bennu è l’unico asteroide osservato fino ad oggi in cui è stata rivelata sulla superficie la presenza di magnetite, materiale che si forma quando l’idrossido di ferro è ossidato dalla presenza di acqua, e, cosa ancor più sorprendente, l’enorme abbondanza di silicati idrati, ovvero minerali che hanno subito una profonda alterazione dovuta alla presenza di acqua liquida», dice John Robert Brucato, esobiologo dell’Inaf di Firenze che ha partecipato alle ricerche.

Le osservazioni spettroscopiche nel visibile, nel vicino infrarosso e nell’infrarosso termico hanno mostrato caratteristiche comuni con le meteoriti condriti carbonacee di un tipo molto raro, ricche di carbonio e materiale organico. “Questa affinità”, va avanti
Brucato, “fa pensare che gli asteroidi primitivi come Bennu possano aver avuto un ruolo nell’origine della vita sulla Terra”. Per saperne di più bisognerà aspettare il ritorno della sonda nel 2023: i ricercatori hanno già identificato alcune aree sulla superficie di Bennu dove farla atterrare per raccogliere campioni da riportare sulla Terra.

Appuntamento al 2023

A fine luglio 2020 OSIRIS-Rex si poserà sulla superficie di Bennu per prelevare dei campioni che saranno analizzati e studiati nei laboratori di tutto il mondo. Al momento, dopo una fase di perlustrazione terminata a fine 2018, la sonda della Nasa sta riprendendo con regolarità  la superficie di Bennu da circa 2 km di altezza, utilizzando la con la videocamera NavCam . Nel frattempo, la Osiris-Rex Camera Suite (Ocams) è utilizzata dal team che si occupa della navigazione spaziale  in modalità OpNav (abbreviazione di navigazione ottica), per monitorare l’orbita chiusa del satellite attorno all’asteroide (La posizione esatta della sonda spaziale in questo momento si può vedere qui).

Fonte: OSIRIS-REx mission to Bennu, Nature.

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