Nuove prospettive nell’immunoterapia dei gliomi

    Pur se diffusa solo nell’ultimo decennio, l’immunoterapia si configura oggi come una nuova promettente branca della medicina oncologica. Dal dicembre 2013, data in cui la prestigiosa rivista americana Science, tra i vari progressi scientifici, l’ha designata come “the breakthrough of the year”, la svolta dell’anno, negli ultimi mesi c’è stata un’esplosione ulteriore di affascinanti risultati scientifici e forti evidenze cliniche che hanno contribuito a corroborare il ruolo della immunoterapia nella lotta contro il cancro. Oltre la chirurgia, radioterapia e chemioterapia convenzionali, a scendere in campo ad aggredire e combattere efficacemente il tumore è oggi infatti, il sistema immunitario. Tuttavia, l’interazione tra sistema immunitario e cancro risulta altamente complessa e dinamica. Le cellule neoplastiche, infatti, sono in grado di attivare numerosi e complessi meccanismi che permettono di eludere la sorveglianza del sistema immunitario, selezionando, nel contempo, caratteristiche fenotipiche sempre più aggressive, in modo da sfuggirne definitivamente al controllo e crescere indisturbate. La comunità scientifica ha pertanto rivolto grande attenzione allo studio di tali meccanismi di controllo, con la finalità di ottenere modalità terapeutiche sempre più efficaci nel controllare la crescita neoplastica.

    Mentre consolidata è l’esistenza di una stretta relazione tra il sistema degli endocannabinoidi (ECS) e il cancro ed è chiaro l’alto potenziale terapeutico di suoi specifici modulatori farmacologici in diverse cellule trasformate (colon, tiroide, mammella etc), sta emergendo recentemente un loro potenziale immunomodulatorio nel controllo della crescita neoplastica. Ne è esempio la recente attività anti-glioma, la più aggressiva fra le neoplasie del sistema nervoso centrale, da parte della molecola SR141716 (Rimonabant), un inibitore farmacologico non selettivo del recettore CB1. L’elevata espressione di tale recettore CB1 ritrovata in campioni di di pazienti con glioblastoma, ha spinto il nostro gruppo di ricerca del Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno, a testare gli effetti della sua inibizione farmacologica su cellule derivate da pazienti oncologici. Lo studio in oggetto, reso possibile soprattutto grazie al sostegno dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) ha contribuito a chiarire nuovi affascinati aspetti legati al ruolo del sistema degli (endo) cannabinoidi nella patologia neoplastica e si è tradotto in questi giorni in una pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale Oncotarget dal titolo “Cannabinoid receptor CB1 regulates STAT3 activity and its expression dictates the responsiveness to SR141716 treatment in human glioma patients’ cells”.

    Per la prima volta infatti è stata ascritta a tale molecola non solo un ruolo di potente induttore di apoptosi e inibitore della crescita tumorale ma un sinergico potenziale immunogenico. La perturbazione delle cellule tumorali da esso indotta si è rivelata capace di scatenare contemporaneamente le risposte immunitarie antitumorali tese ad eliminare le cellule sottoposte a stress, migliorando così i risultati della terapia farmacologica stessa. Esso infatti, aumentando nel contempo l’espressione superficiale di molecole antigeniche immunostimolatorie. MICA/B (Major histocompatibility complex class I-related chain A and B) è risultato in grado di evocare risposte mediate da cellule del sistema immunitario, le cellule Natural Killer (NK), capaci di riconoscere avidamente ed uccidere le cellule cancerose sottoposte a trattamento.

    Stando ai dati epidemiologici i pazienti affetti da glioblastoma multiforme hanno una sopravvivenza media di soli 12 mesi pertanto nuove strategie terapeutiche sono auspicabili per tale forma di cancro. Le sfide del futuro? Si passerà dal combinare più strategie terapeutiche che consentirebbe un migliore controllo della patologia, a molteplici livelli: a) inibire il potenziale di accrescimento intrinseco del tumore, b) renderlo più visibile ed appetibile agli attacchi del nostro sistema immunitario; c) potenziare dall’esterno la risposta immune al tumore tramite farmaci immunomodulatori. In realtà, in vista dei benefici effetti della più moderna terapia anti-neoplastica combinata, la provata attività farmacologica nel determinare la distruzione multimodale delle cellule di glioblastoma umano, con minimi effetti sul compartimento normale, configura l’SR141716 come un composto altamente promettente nella terapia anticancro.

    Riferimenti: Ciaglia E, Torelli G, Pisanti S, Picardi P, D’Alessandro A, Laezza C, Malfitano AM, Fiore D, Pagano Zottola AC, Proto MC, Catapano G, Gazzerro P, Bifulco M. “Cannabinoid receptor CB1 regulates STAT3 activity and its expression dictates the responsiveness to SR141716 treatment in human glioma patients’ cells” Oncotarget 2015 May 11

    Credits immagine: Eric Lewis/Flickr CC

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    Presidente Facoltà di Farmacia e Medicina di Salerno; Adjunt Professor presso la Temple University’s College of Science and Technology, Philadelphia (USA). Nel corso della sua carriera ha lavorato come Visiting Scientist nei prestigiosi laboratori americani del National Institutes of Health e del Duke University Medical Center. Svolge attività didattica e di ricerca nel campo della Biologia e Patologia Molecolare e Clinica. Autore di più di 140 pubblicazioni scientifiche, edite su prestigiose riviste medico-scientifiche, tra cui Nature. Ha scritto testi di Patologia Generale e di Educazione alla salute. Da qualche anno ha intrapreso studi sulla Scuola Medica Salernitana ed è Direttore di una collana monografica ad essa dedicata. È, inoltre, costantemente impegnato in campagne di formazione ed educazione medica e di promozione della ricerca scientifica con l’Associazione ERMES (Educazione e Ricerca MEdica Salernitana), di cui è fondatore. Ha firmato svariati articoli di divulgazione scientifica su giornali quali Il Sole24ore, La Stampa e la Città.

     

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