Forse smentita la teoria secondo la quale alcuni artisti del rinascimento avrebbero usato strumenti ottici per dipingere le proprie opere. Secondo il libro “Secret Knowledge”, scritto dal pittore David Hockney, il grande realismo di alcuni dipinti di epoca rinascimentale sarebbe dovuto all’impiego di lenti e di camere oscure che avrebbero proiettato sulla tela l’immagine da ritrarre. L’ipotesi ha suscitato lo scetticismo da parte dei fisici e degli storici. Questa possibilità implicherebbe il fatto che intorno al 1420 fossero esistite lenti cosi sofisticate da permettere una tecnica del genere. La teoria di Hockney ha un grande oppositore in David Stork, fisico e storico dell’università di Stanford. La prossima settimana, nell’ambito di una conferenza sulla digitalizzazione delle immagini a San Josè, California, Stork presenterà le sue prove. Stork ha analizzato le ombre nel dipinto del 1645 di Georges de la Tour, “Giuseppe il carpentiere” studiando la direzione e l’intensità della luce che illumina la scena. Secondo Stork l’unica fonte luminosa presente nella scena è la candela tenuta in mano dal Cristo bambino. Pertanto le lenti o gli specchi concavi dell’epoca non avrebbero potuto usare una luce così fioca. Secondo Charles Falco, un fisico di Tucson, Arizona, che ha collaborato alla ricerca di Hockney, gli artisti rinascimentali potrebbero aver tracciato la linee guida delle loro opere usando la luce solare, elaborando, poi, le ombre per creare l’effetto voluto. (g.ca.)





