I cibi industriali fanno male, dovremmo tassarli?

cibi industriali

Sono già pronti, appetitosi, economici. Ma potrebbero anche avere numerosi effetti negativi sulla nostra salute. Sono i cibi industriali ultra-processati, come piatti pronti, dessert e dolciumi vari, snack, bevande gassate, spesso contenenti alti livelli di zuccheri, grassi e sale, ma carenti di vitamine e fibre. Tutti ancora una volta finiti sul banco degli imputati: ad accusarli, oggi, sono due studi europei appena pubblicati sul British Medical Journal, nei quali viene evidenziato il legame tra il consumo di questi alimenti e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e morte prematura. Sebbene i ricercatori abbiano sottolineato che serviranno ancora studi per comprendere meglio questa relazione (di causa effetto?), ribadiscono, tuttavia, quanto siano necessarie politiche e azioni che limitino il loro consumo, e promuovano, invece, una dieta più sana, con alimenti freschi e minimamente elaborati.

Cibi industriali alla sbarra

Studi precedenti hanno dimostrato un’associazione tra alimenti ultra-processati e rischi più alti di sviluppo dell’obesità, ipertensione, morte prematura e alcuni tipi di cancro. Per esempio, come vi avevamo raccontato a febbraio scorso, una ricerca francese pubblicata su Jama Internal Medicine, aveva evidenziato come chi fa un largo consumo di questa tipologia di alimenti avrebbe anche un maggior rischio di morire prematuramente. Mentre, poco più di una settimana fa, è arrivata la conferma che i cibi industriali ci fanno ingrassare: infatti, secondo uno studio dello statunitense Nih, il primo del suo genere, il cibo ultra-processato ci fa mangiare di più, facendoci così guadagnare più peso.

Malattie cardiovascolari e morte prematura

Nel primo studio pubblicato sul Bmj, i ricercatori si sono concentrati sulla potenziale associazione tra i cibi ultra-processati e il rischio di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Per farlo, hanno preso in esame circa 105mila adulti di nazionalità francese (21% uomini e 79 donne), di età media 43 anni. Ai partecipanti è stato chiesto di compilare 6 questionari riguardanti le loro abitudini alimentari, come parte dello studio NutriNet-Santé, mentre i tassi delle patologie sono stati misurati su un follow-up massimo di 10 anni (2009-2018). Dalle analisi è emerso che un aumento nella dieta del 10% del consumo di alimenti ultra-processati è associato a tassi significativamente più elevati di malattie cardiovascolari, coronaropatie e malattie cerebrovascolari, rispettivamente del 12%, 13% e 11%.

Nel secondo studio, invece, i ricercatori hanno valutato le potenziali associazioni tra il consumo di cibo ultra-processato e il rischio di mortalità per tutte le cause. Basandosi sui dati dello studio Seguimiento Universidad de Navarra, su circa 19mila adulti di nazionalità spagnola (7.786 uomini, 12.113 donne) con una media di 38 anni di età, anche questa volta i risultati delle analisi hanno evidenziato come una maggior consumo di alimenti ultra-processati (più di 4 porzioni al giorno) era associato a un aumento del 62% del rischio di mortalità per tutte le cause rispetto a una minor assunzione (meno di 2 porzioni al giorno).

Strategie future

Come sottolineano i ricercatori, si trata di due studi osservazionali, che non individuano la relazione di causa-effetto tra consumo di cibi industriali e rischio di malattie cardiovascolari e mortalità. “Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere gli effetti fisiologici dei cibi industriali, ma un gran numero di studi effettuati suggerisce che le caratteristiche fisiche e chimiche di questi alimenti possono causare danni, ad esempio, cambiando il microbioma dell’intestino in specifici modi che potrebbero disturbare l’equilibrio energetico”, hanno commentato gli esperti Mark Lawrence e Philp Baker in un editoriale pubblicato su Bmj insieme ai due studi. Nel frattempo, secondo i due esperti, “i responsabili politici dovrebbero concentrarsi su nuove strategie per aiutare i consumatori a riconoscere i pericoli di questi prodotti, come per esempio attraverso una etichettatura frontale dei valori nutrizionali, e un’aumento dei prezzi”.

Via: Wired.it

Leggi anche: Perché i cibi pronti ci fanno ingrassare

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2 Commenti

  1. La popolazione italiana odierna è afflitta da un livello di obesità, vergognoso a partire già dalla prima infanzia. La causa prima è da ascriversi a mera ingordigia, e dell’enfasi data dai mezzi di informazione ai cuochi famosi. Per la prima volta i giovani di oggi camperanno meno dei loro genitori.
    Non è corretto ed è fuorviante ascrivere agli alimenti industriali questa grave problematica, è pura questione di quantità di cibo ingurgitato e anche alle bevande altamente zuccherine.
    Andare al ristorante e mangiare, antipasti, primi, secondi con contorno, frutta, dolce e vino o birra è una forma di suicidio.
    Quanto ai cibi industriali molti sono criticabili la cucina artigianale specialmente dal punto di vista igienico può essere meno raccomandabile.
    La pizza napoletana di oggi cotta con il celebrato forno a legna e non correttamente lievitata è indigesta e cattiva.

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