Come il cervello legge le emozioni altrui

Che sia uno sguardo, un sorriso, un gesto o un tono di voce ad esprimere uno stato d’animo, poco importa. Il cervello ha una visione “astratta” delle emozioni delle altre persone, indipendentemente dal espressioni sensoriali usate per esprimerle. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori dell‘Università di Trento, di Ginevra (Svizzera) e di Durham (Gran Bretagna), identificando anche due zone del cervello sedi delle rappresentazioni emotive altrui. La ricerca, guidata da Marius Peelen del Centro Mente e Cervello (CIMeC) dell’ateneo trentino, è stata pubblicata sul Journal of Neuroscience.

“Lo scopo del nostro studio è stato quello di capire se esistono zone del cervello che rappresentano le emozioni delle altre persone a livello concettuale”, spiega Marius Peelen. “Abbiamo quindi analizzato, tramite risonanza magnetica funzionale, le risposte neuronali di diciotto volontari di fronte alla rappresentazione di cinque diversi stati d’animo quali rabbia, paura, felicità, disgusto e tristezza, illustrate usando diversi linguaggi sensoriali come la voce o il linguaggio del corpo”. La risonanza magnetica funzionale (Rfm) è un’analisi che permette di individuare quali sono le aree del cervello più attive durante lo svolgimento di determinate attività. Nello specifico i ricercatori hanno mostrato ai pazienti alcuni video in cui quattro attori recitavano le cinque diverse emozioni usando solo le espressioni visive, o solo i movimenti del corpo ( in questo caso venivano eliminati dalla visione i volti degli attori ). Gli stimoli uditivi consistevano in brevi espressioni non linguistiche (come “ah”!), fatte ascoltare ai partecipanti senza l’ausilio dei video.

“Secondo i nostri risultati esistono due aree del cervello, la corteccia prefrontale mediale e il solco temporale superiore, coinvolte nella rappresentazione delle emozioni altrui –  continua Peelen – Ma la cosa più interessante è stato scoprire che al cervello non importa se lo stato d’animo è espresso con un espressione vocale o facciale, l’immagine astratta che ne deriva è la stessa”.

“Il prossimo passo sarà quello di capire se i risultati che abbiamo ottenuto sono specifici solo per le emozioni studiate o valgono anche per stati d’animo diversi come la vergogna e il senso di colpa”, conclude Peelen. “Il nostro studio ha chiaramente mostrato come queste due siano le regione cerebrali coinvolte nella comprensione delle emozioni altrui, e potrebbe avere importanti implicazioni in patologie in cui queste capacità di interpretazione sono compromesse, come accade per esempio nelle persone autistiche”.

 Riferimenti: The Journal of Neuroscience doi:10.1523/JNEUROSCI.2161-10.2010

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here