Contrordine, il cromosoma Y non sta scomparendo

Un nuovo studio pubblicato su Plos Genetics smentisce le teorie che prevedono la futura scomparsa del cromosoma maschile. Contiene geni importanti per la fertilità

   

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I maschi possono stare tranquilli. A quanto pare, si terranno ben stretti il loro cromosoma Y per ancora parecchio tempo. Lo svela uno studio pubblicato da Melissa A. Wilson Sayres e colleghi, della University of California, Berkeley, su Plos Genomics, smentendo una serie di teorie precedenti che prevedevano invece una progressiva scomparsa del cromosoma. Che non sarebbe affatto inutile, spiegano i ricercatori, dal momento che contiene geni importanti per la fertilità maschile.

In effetti, spiega Wilson Sayres, “il cromosoma Y ha perso il 90% dei geni che una volta condivideva con il cromosoma X, e proprio per questo alcuni hanno ipotizzato la sua scomparsa in meno di cinque milioni di anni”. Ad avallare questa teoria, il fatto che alcuni mammiferi hanno già perso il cromosoma, ma continuano a essere divisi in maschi e femmine e a riprodursi normalmente. E, inoltre, il mese scorso altri ricercatori hanno riferito di aver mescolato i geni di alcuni topi e creato esemplari privi di Y, che sono risultati normalmente fertili. Ma Wilson Sayres e colleghi smentiscono il fatto che l’Y sia superfluo: “Il nostro studio, condotto su otto maschi africani e otto maschi europei, dimostra che i geni rimasti sul cromosoma Y sono importanti e questo resterà patrimonio dell’uomo ancora per molto tempo”.

I ricercatori hanno misurato con estrema precisione la variabilità genetica del cromosoma Y, comparando le sue variazioni con quelle degli altri 22 cromosomi (i cosiddetti autosomi), del cromosoma X e del dna mitocondriale. Rispetto a tutti gli altri, il cromosoma Y è molto piccolo: contiene solo 27 geni unici, mentre gli altri ne contengono migliaia. Un segno che la selezione naturale lo ha ridotto all’essenziale, secondo Wilson Sayres: “C’è stata una forte selezione negativa, il processo per cui i geni deleteri vengono rimossi, che ha lasciato su Y solo i geni veramente importanti”.

La ricercatrice spiega che 200 milioni di anni fa, quando i mammiferi erano comparsi da (relativamente) poco tempo sulla Terra, le prime versioni dei cromosomi sessuali X e Y erano molto più simili alle altre coppie di cromosomi, nel senso che tra loro avveniva, a ogni generazione, uno scambio di geni. Poi, per qualche ragione, il gene che innesca la cascata di eventi che portano a caratteristiche maschili è diventato fisso sul cromosoma Y e ha attratto altri specifici geni maschili, come quelli che controllano lo sviluppo di testicoli e sperma. Poiché molti di questi sono dannosi per le donne, X e Y hanno smesso di scambiarsi geni e i due cromosomi hanno iniziato a evolvere separatamente. “Questo comporta”, continua Wilson Sayres, “che la Y non può correggere efficacemente i propri errori, quindi si degrada nel tempo. Nelle donne questo non avviene: hanno due cromosomi X, quindi ciascuno di essi ha a disposizione un partner con cui scambiare geni e correggere gli errori. Questo spiega perché X non si è degradato come Y”. Ridotto all’osso, dunque. Ma ora e sempre fondamentale.

Via: Wired.it 

Credits immagine: hummingcrow/Flickr

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