Coronavirus, la situazione due mesi dopo

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(Foto: mattthewafflecat via Pixabay)

Più di 71mila casi e 1.775 morti, questo il bilancio al 17 febbraio del contagio del coronavirus Sars-Cov-2. Ma i casi sono in calo, come riportano le autorità cinesi. E questo già da quattro giorni, precisamente dal 13 febbraio: il grafico che rappresenta l’andamento dei contagi mostra di nuovo una stabilizzazione. Ma è ancora presto per confermarlo. Intanto Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha annunciato su Twitter che è arrivata a Pechino la task force dell’Oms e gli esperti aiuteranno le autorità locali a controllare i criteri di conteggio dei casi del nuovo coronavirus e forniranno un quadro ancora più chiaro della situazione. Qui il grafico dell’Ecdc (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) alla data del 17 febbraio, dove si vede l’andamento dei casi e la diminuzione negli ultimi giorni.

Il coronavirus sui media e negli studi

Nel frattempo sui media ci sono continui aggiornamenti sull’epidemia: dal primo paziente colpito in Africa (in Egitto) al primo decesso in Europa, precisamente in Francia, un turista cinese di 80 anni. E poi, la Farnesina ha reso noto che potrebbe esserci il primo italiano con il coronavirus sulla nave Diamond Princess, ma si attendono conferme. L’attenzione è alta, non solo a livello della stampa, ma anche della scienza. E fioccano gli studi sul nuovo coronavirus (alla voce 2019-nCoV oltre 150 studi e anche cercando Sars-CoV-2 ci sono già le prime ricerche).

Febbre, all’inizio ce l’hanno solo 4 pazienti su 10

Per esempio, un recente studio condotto dal gruppo di Zhong Nanshan, epidemiologo 83enne diventato noto nel 2003 perché in prima linea nella scoperta e nello studio della Sars, si sofferma sui sintomi della nuova Covid-2019. In base a dati su più di mille pazienti, la febbre, sintomo centrale della malattia, non sarebbe presente nei primi giorni in ben 4 persone contagiate su 10. Un risultato che conferma che la sorveglianza e il monitoraggio basato solo sulla febbre, come avviene negli aeroporti, spesso non sarebbe sufficiente a rilevare tutte le persone infette. Lo studio si può trovare su medRxiv, ma ancora non è stato sottoposto al peer-reviewing, la revisione necessaria per la pubblicazione ufficiale.

Il picco forse fra metà e fine febbraio

Sempre secondo Zhong Nanshan, il picco – il numero massimo di casi dopo il quale le cifre cominceranno a scendere – potrebbe arrivare tra la metà e la fine di febbraio, come l’esperto ha dichiarato a Reuters, mentre si augura che la crisi possa rientrare “verso aprile”. Il picco, secondo lui, dovrebbe essere osservato intorno alla metà di febbraio, poi seguito da un plateau nel grafico dell’andamento dei casi (una fase in cui il numero di contagiati rimane fermo, non aumenta nel tempo) e poi una diminuzione dei malati, che guariscono.

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(foto: Coronavirus Covid-19 Global Cases – Johns Hopkins Csse)

Come avviene il contagio

Ma ci sono anche studi su come e quando avviene il contagio. I Cdc statunitensi (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) hanno dichiarato che il contagio avviene principalmente quando il paziente è molto sintomatico e la malattia è nel suo momento massimo. La trasmissione risulta avvenire soprattutto quando c’è un contatto stretto (stare a meno di sei piedi, che corrispondono circa a 1,8 metri) e attraverso saliva prodotta da tosse o starnuti a contatto con le mucose della persona. Il contagio da superfici, ovvero toccando un oggetto infetto e portando poi le mani alle mucose, potrebbe avvenire, ma gli esperti fanno sapere che il virus sopravvive poco e che questa non risulta una delle vie principali di trasmissione. Come anche il contagio da persone asintomatiche, che è in teoria possibile anche se considerato raro.

Coronavirus, il numero di casi

Ma quanti sono davvero i casi a oggi? La stima dei contagiati ha subito delle variazioni anche importanti nel corso di questi giorni e settimane. Alla data del 10 febbraio, per esempio, l’Oms aveva annunciato che i casi si stavano stabilizzando. Tuttavia, pochi giorni dopo, il 13 febbraio è stato registrato un forte aumento dei malati, dunque in contrasto con l’ipotesi di una stabilizzazione dei conteggi dei malati. Ma questa crescita era dovuta non ad un’impennata dei nuovi contagi, ma al cambiamento del modo in cui nella provincia di Hubei viene diagnosticata la Covid-2019. In pratica, i nuovi criteri includono la possibilità di diagnosticarla anche senza il test specifico per il coronavirus ma quando il paziente ha sintomi e un’alterazione nella tac polmonare. Anche per questo, la task force dell’Oms aiuterà la Cina e cercherà di capire se i conteggi corrispondono alla situazione reale.

Via: Wired.it

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