L’ultimo di 28 scavi nell’antico sito archeologico di Dali, nella regione cinese di Jianchuan, ha portato alla luce le fondamenta di un antico edificio di migliaia di anni fa: oltre duemila pali di legno, conficcati per quattro metri e mezzo nel terreno. Secondo quanto riportato dal China Daily, i reperti risalirebbero al tardo Neolitico.
L’area archeologica era stata scoperta nel 1957, durante la costruzione di un canale lungo le rive del lago Jianhu, nella Cina sud-occidentale, grazie al ritrovamento di alcuni frammenti di ceramica. Da allora è stata scavata una zona di 1.350 metri quadrati. Le dimensioni dell’intera area archeologia non sono ancora accertate, ma potrebbe trattarsi del più ampio ritrovamento relativo al Neolitico (approssimativamente dall’Ottavo al Terzo millenio prima di Cristo). Non solo in Cina, ma in tutto il mondo.
Infatti, l’area in cui si dovrebbe concentrare l’interesse, secondo Min Rui dello Yunnan Archaeological Institute che ha guidato gli scavi, non si limiterebbe all’edificio, ma dovrebbe estendersi fino a una superficie di quattro chilometri quadrati. Il sito, inoltre, potrebbe rivelarsi più antico di quello Hemudu, nella provincia di Zhejiang, celebre luogo in cui sorse la civiltà del fiume Yangtze tra il 5.000 e il 4.500 a.C.
Sui reperti trovati in questa ultima campagna (partita lo scorso gennaio), i ricercatori hanno eseguito i test al radiocarbonio: i risultati indicano che i pali non sono più recenti di tremila anni fa. Simili strutture sono state già ritrovate in altre zone di rilievo archeologico, come Hubei, Guandong e Zhejiang. Ora gli scavi continuano e le analisi di altri reperti, più di tremila artefatti di pietra, legno, ferro e ossa, potrebbero rivelare nuove importanti informazioni sulla antica comunità cinese. (a.g.)





