Dimmi quanto piove e ti dirò che lingua parli

cinesi sembrano cantare. I tedeschi hanno suoni asprissimi. I francesi, invece, sono molto più delicati. Da cosa dipendono differenze così significative tra le lingue parlate dagli esseri umani? Stando a uno studio appena pubblicato su Pnas da un’équipe di scienziati del Max-Planck Institut, coordinata dall’antropologo Caleb Everett, il principale responsabile sarebbe il clima. E in particolare l’umidità, che avrebbe profondamente influenzato struttura e proprietà delle lingue dei parlanti che vivono in una particolare regione climatica. Sarebbe da rivedere, dunque, il fondamentale assunto linguistico secondo il quale i suoni prodotti da una comunità di persone siano indipendenti dai fattori ecologici circostanti.

Everett non è nuovo all’argomento. Già nel 2013, in uno studio pubblicato su Plos One, l’antropologo aveva mostrato una possibile correlazione tra la presenza di consonanti eiettive (o glottidalizzate), cioè quelle la cui articolazione è ottenuta mediante la chiusura della bocca e il contemporaneo arresto della glottide, e l’altitudine alla quale vive la comunità linguistica. L’ipotesi alla base di questa ricerca era la possibilità che una pressione atmosferica ridotta potesse influenzare la pronuncia di questo tipo di consonanti. L’intuizione sembra essere giusta, come conferma il nuovo studio di Everett: le lingue, come molti altri comportamenti umani, sono profondamente influenzate dal clima nel quale si sono sviluppate.

Nel loro lavoro, gli scienziati hanno mostrato che le proprietà biodinamiche delle corde vocali sono direttamente correlate ai livelli di idratazione della laringe. In particolare, la disidratazione del cavo laringeo provocherebbe una minore vibrazione delle stesse, mentre, al contrario, un’amplificata viscosità delle corde vocali garantirebbe una maggiore facilità nella fonazione. Questa predisposizione fisiologica sarebbe alla base della diffusione delle lingue tonali, quelle in cui il significato di una sillaba, o la sua appartenenza grammaticale, è determinato a seconda del tono con il quale viene pronunciata.

Un esempio tra i più comuni è quello del cinese mandarino, lingua a quattro toni in cui la sillaba ma, per esempio, assume quattro significati completamente diversi a seconda del tono con la quale la si pronuncia: mamma con il primo, lino con il secondo, cavallo con il terzo e il verbo bestemmiare con il quarto. È necessario, dunque, un alto grado di precisione nell’articolazione fonetica per portare correttamente a termine il processo comunicativo. Una precisione, secondo Everett, propria dei luoghi caldi e umidi, in cui le corde vocali sono più idratate. L’inalazione di aria secca, invece, sfavorirebbe il controllo della laringe, aumentando la viscosità del muco. Gli scienziati hanno analizzato circa 3700 lingue: il risultato ottenuto dimostra che in effetti le lingue tonali sono maggiormente diffuse nell’Africa centrale, nel Sud-Est asiatico e nella Papua Nuova Guinea, tutte zone tropico-equatoriali. Se volete imparare a parlarle, vi conviene sfruttare appieno tutte le giornate di pioggia.

Riferimenti: Pnas doi: 10.1073/pnas.1417413112
Credits immagine: Marco Klapper/Flickr

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