Epatite C, perché i nuovi farmaci ci faranno risparmiare

Costano tanto, tantissimo: quasi 36 mila euro per un ciclo di trattamento. Ma la loro efficacia sta rivoluzionando il mondo dell’HCV, il virus dell’epatite C che solo in Italia colpisce quasi settecento mila persone provocando ogni anno circa 10 mila morti. E tuttavia, è chiaro a tutti come il nostro paese non abbia al momento le risorse necessarie ad assicurare a tutti i pazienti l’accesso a queste terapie innovative. Eppure, sottolinea Francesco Saverio Mennini, professore di Economia sanitaria dell’Università Tor Vergata di Roma, la questione del costo dei nuovi farmaci anti epatite C è complessa. E per capire quale sia la strada migliore è necessario tenere nel conto diverse variabili. Perché – ha ricordato nel corso del convegno ‘Investire oggi per risparmiare e migliorare la salute di domani’, organizzato dall’Alleanza contro l’epatite (Ace) – i nuovi antivirali sono in grado di curare definitivamente il paziente affetto da epatite C. E dunque, riducendo le necessità di trapianti, ricoveri ed eventi avversi, produrranno un risparmio nel tempo per il nostro Servizio sanitario nazionale di oltre 10.000 euro per ciascun paziente che raggiunga una risposta virologica. Denari, continua Mennini, che potrebbero essere reinvestiti proprio per finanziare l’innovazione in questa classe di farmaci. In questo senso, aggiunge l’economista, la spesa non solo è sostenibile, ma anche conveniente.

Professore, perché i nuovi farmaci costano così tanto?
“Ricordiamoci che l’Italia, grazie a un’ottima contrattazione dell’Agenzia del farmaco (Aifa) con le aziende produttrici, è riuscita a ottenere un prezzo che è tra i più bassi d’Europa. Il vero problema non è nel costo dei nuovi farmaci, ma quanto queste molecole siano in grado di farci risparmiare nel tempo rispetto alle cure standard utilizzate fino ad oggi. Già dal 2020 si prevede una riduzione di circa 11.000 euro nei costi diretti e circa 2.000 euro in quelli indiretti, per ogni paziente.”.

Dunque al nostro paese conviene investire su questi nuovi farmaci?
“Ovviamente sì. L’impatto economico dell’infezione da Hcv è molteplice: da una parte ci sono i costi diretti sanitari, dall’altra una persona affetta da infezione cronica può essere incapace di lavorare a pieno regime con conseguente riduzione di produttività (costi indiretti). Da un recente studio emerge che la spesa annua in Italia risulta pari a 1,05 miliardi di euro, di cui il 38,6% (407mln) è assorbito da costi diretti sanitari per il trattamento e l’osservazione dei pazienti. La disponibilità di questi nuovi trattamenti in grado di guarire definitivamente i pazienti determina una forte riduzione di tutte le tipologie e i costi diretti sanitari attualmente sostenuti dal Ssn e dagli Istituti di previdenza sociale. È molto importante, quindi, riuscire a comprendere come in realtà ci siano ampi spazi di sostenibilità, e accelerare quindi l’accesso a questi trattamenti per tutti i pazienti”.

Perché c’è così tanta differenza di prezzo tra i diversi paesi?
“La differenza di costo dei nuovi farmaci dipende da parecchi fattori. Nella negoziazione del prezzo, per esempio, si tiene conto anche del numero di pazienti che deve usufruirne, presente in quel determinato paese. L’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di persone infette, così che da noi il farmaco costa meno che in altri paesi, come gli Stati Uniti”.

L’arrivo imminente di ulteriori nuovi farmaci porterà a un effettivo abbassamento dei costi?
“È tutta una questione di concorrenza. I prezzi medi dei nuovi trattamenti si ridurranno per effetto dell’ingresso di nuove realtà sul mercato. I farmaci in attesa di approvazione avranno prezzi sicuramente più bassi, e questo genererà una sana competizione che potrebbe ridurre il costo di quelli già in uso”.

Credits immagine: shieldkitten via Compfight cc

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3 Commenti

  1. Sono un paziente con cirrosi epatica da epatite c post trasfusionale , quanto saranno messi a nostra disposizione i nuovi farmaci? Grazie.

  2. dopo un anno di interferone il virus è ricomparso ed intendo debellarlo mediante l’acquisto – all’estero!!! e non senza sacrifici.

    La Regione Lombardia o lo Stato in questi casi riconoscono un contributo, anche solo in parte? Grazie

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