Epatite C, arrivano nuovi criteri per i nuovi farmaci

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(Foto via Pixabay)

Curarsi gratuitamente. Spesso lo diamo per scontato, ma per molti italiani non lo è. Lo sa bene chi vive con una malattia cronica come l’epatite C, che oggi è curabile con un’altissima probabilità di successo con i farmaci antivirali di ultima generazione, i cosiddetti Daa. Allora qual è il problema? Il problema è che i farmaci costano, e costano tanto. Troppo per il sistema sanitario nazionale, che in base a precedenti accordi con Gilead – la casa produttrice degli unici farmaci al tempo disponibili – ha dovuto stilare una lista di criteri rigidissimi per decidere chi tra i malati avesse la precedenza al trattamento. Ora le cose sono cambiate: è di questi giorni infatti la notizia della revisione dei criteri dell’Aifa, che porterà a un ampliamento sostanziale della popolazione che avrà accesso alla terapia gratuitamente.

Le nuove linee guida rientrano nel piano dell’Aifa per l’eradicazione dell’epatite C in Italia, elaborato anche a seguito di importanti cambiamenti delle condizioni di mercato. In sostanza è successo che Gilead ha perso il monopolio nel settore: altra case farmaceutiche ora offrono farmaci Daa altrettanto efficaci a costi molto più contenuti e sostenibili per un welfare come il nostro. In questo contesto, pertanto, l’Aifa ha fissato un tetto di spesa massimo molto più stringente (si parla della metà della spesa finora sostenuta) per costringere le case farmaceutiche a una maggiore competizione.

Realizzate grazie al confronto tra le Società scientifiche e la Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, i nuovi criteri  detteranno la gestione del trattamento di ogni paziente da parte dei Centri prescrittori individuati dalle Regioni.

Finora chi aveva potuto accedere alle terapie di ultima generazione attraverso il sistema sanitario nazionale erano per la maggior parte pazienti in fase molto avanzata della malattia. Oggi il progetto prevede di poter trattare quasi tutti i pazienti, anche quelli asintomatici. In numeri, circa 80mila persone all’anno per tre anni.

Il numero di malati di epatite C in Italia – e non solo – non è noto: le stime variano da 300-350mila persone al doppio. Hcv, il virus responsabile dell’infezione, infatti, è subdolo: soprattutto nel primo periodo dopo il contagio, la malattia è asintomatica e molte persone non hanno idea di aver contratto l’infezione; molte rimangono inconsapevoli della malattia per troppo tempo. L’epatite C però è la principale causa di cirrosi epatica e di trapianto di fegato nel mondo: se non viene curata il suo esito è decisamente infausto.

Ecco gli 11 nuovi criteri stabiliti dall’Aifa:

Criterio 1. Pazienti con cirrosi in classe di Child A o B e/o con Hcc con risposta completa a terapie resettive chirurgiche o loco-regionali non candidabili a trapianto epatico nei quali la malattia epatica sia determinante per la prognosi.

Criterio 2. Epatite ricorrente Hcv-Rna positiva del fegato trapiantato in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione.

Criterio 3. Epatite cronica con gravi manifestazioni extra-epatiche Hcv-correlate (sindrome crioglobulinemica con danno d’organo, sindromi linfoproliferative a cellule B, insufficienza renale).

Criterio 4. Epatite cronica con fibrosi Metavir F3 (o corrispondente Ishack).

Criterio 5. In lista per trapianto di fegato con cirrosi Meld 25 e/o con Hcc all’interno dei criteri di Milano con la possibilità di una attesa in lista di almeno 2 mesi.

Criterio 6. Epatite cronica dopo trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione.

Criterio 7. Epatite cronica con fibrosi Metavir F2 (o corrispondente Ishack) e/o comorbilità a rischio di progressione del danno epatico [coinfezione Hbv, coinfezione hiv, malattie croniche di fegato non virali, diabete mellito in trattamento farmacologico, obesità (body mass index &ge30 kg/m2), emoglobinopatie e coagulopatie congenite].

Criterio 8. Epatite cronica con fibrosi Metavir F0-F1 (o corrispondente Ishack) e/o comorbilità a rischio di progressione del danno epatico [coinfezione Hbv, coinfezione hiv, malattie croniche di fegato non virali, diabete mellito in trattamento farmacologico, obesità (body mass index &ge30 kg/m2), emoglobinopatie e coagulopatie congenite].

Criterio 9. Operatori sanitari infetti.

Criterio 10. Epatite cronica o cirrosi epatica in paziente con insufficienza renale cronica in trattamento emodialitico.

Criterio 11. Epatite cronica nel paziente in lista d’attesa per trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo.

Via: Wired.it

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