L’Universo prima dell’Universo

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Universi che si susseguono. Questa è la nuova ipotesi di uno studio condotto da tre fisici, guidati da Roger Penrose, un collaboratore di Stephen Hawking, che da anni studiano cosa potrebbe esserci stato prima del Big Bang. Lo studio è pubblicato in preprint su arXiv e l’ipotesi che presenta  rivoluzionerebbe non solo l’idea che abbiamo del cosmo, ma anche la concezione stessa del tempo.

La teoria dei ricercatori si chiama Conformal cyclic cosmology (O CCC), ovvero “cosmologia ciclica conforme”: l’idea è che non viviamo nel primo universo, dato che precedentemente ce n’era un altro. Questo era pieno di buchi neri, corpi in grado di risucchiare materia e radiazione, che sono cresciuti fino a costituire l’intero Universo. Tuttavia, questi buchi neri perdevano gradualmente una piccola quota di energia, attraverso la cosiddetta radiazione di Hawking, uno degli elementi centrali della sua teoria. Man mano che perdevano energia, questi corpi andavano anche estinguendosi, fino alla loro completa evaporazione: a questo punto l’Universo era fatto da un brodo di particelle senza massa, come fotoni e gravitoni. Questa fase avrebbe segnato la fine dell’Universo precedente e il Big Bang che conosciamo, l’esplosione iniziale che ha dato via a tutto.

Ma come fanno gli autori a dire che questa ipotesi è valida? Secondo loro, le prove si troverebbero nella radiazione cosmica di fondo (CMB), che permea l’Universo e fornisce una prova del modello del Big Bang. Secondo gli autori, in questa radiazione vi sono dei punti anomali che altro non sarebbero che i punti di Hawking, tracce lasciate dai buchi neri evaporati prima del Big Bang. Una simile teoria era già stata presentata da Penrose insieme ad un altro fisico nel 2010, ma l’ipotesi era stata rigettata dalla comunità scientifica, secondo quanto riporta il giornale LiveScience. Chissà che questo e nuovi studi non aprano nuove linee di ricerca, in ambito cosmologico, su cosa c’era prima del Big Bang.

Riferimenti: arXiv

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