Fotografato l’esopianeta più piccolo

Catturare immagini dirette dei pianeti esterni al nostro Sistema Solare è una sfida che gli astronomi hanno vinto raramente. Sebbene circa un migliaio di pianeti sia stato osservato indirettamente, abbiamo “fotografie” solo di 12 di questi. Circa nove anni dopo aver osservato il primo esopianeta, il team del Very Large Telescope dell’Eso (European southern observatory) ha annunciato di aver ottenuto un’immagine nitida del più piccolo pianeta mai osservato, chiamato HD95086b.

“Ottenere l’immagine diretta di un pianeta esterno al Sistema Solare”, spiega Julien Rameau dell’Institut de Planetologie et d’Astrophysique de Grenoble, “richiede tecniche sofisticatissime e strumenti molto avanzati, installati sia a Terra sia nello Spazio. Fatiche premiate dal sapere che ogni singola scoperta rappresenta una pietra miliare nella conoscenza della nascita e dell’evoluzione dei pianeti giganti”.

Per quanto sia il pianeta extrasolare meno massiccio fotografato finora, HD95086b è paragonabile alla somma di quattro o cinque pianeti della massa di Giove, gigante del nostro sistema. Si tratta di una scoperta interessante anche perché il pianeta orbita intorno a una nana bruna estremamente giovane, con un’età approssimativa variabile tra 10 e 17 milioni di anni, elemento che ha portato gli astronomi a ipotizzare che il pianeta si sia formato e stia evolvendo a partire dal disco di polvere e rocce che circonda la stella, che si trova a 300 anni luce da noi. “L’identificazione di questo corpo celeste in questa particolare posizione rispetto alla propria stella”, racconta Anne-Marie Lagrange, un altro degli astronomi dell’équipe, “ci permetterà di studiare le interazioni tra il pianeta, la sua stella madre e il disco di materia stessa. Non è escluso che HD95086b sia arrivato nella sua attuale posizione dopo un gioco di interazioni gravitazionali con altri possibili pianeti del sistema stellare”.

L’osservazione è stata possibile grazie agli “occhi” di Naco, uno strumento installato su uno dei telescopi che compongono il Very Large Large Telescope, che ha appena festeggiato quindici anni di attività (qui alcune delle spettacolari immagini catturate durante tutto questo tempo). Si tratta di un elemento di ottica adattiva, una sorta di filtro che viene applicato al telescopio per isolare e correggere le distorsioni che la luce di stelle e pianeti subisce attraversando la nostra atmosfera. In particolare, gli astronomi hanno studiato H 95086b usando la luce nella banda dell’infrarosso e per mezzo di una tecnica chiamata imaging differenziale, che permette di aumentare la risoluzione della “fotografia” migliorando il contrasto tra la luce riflessa dal pianeta e quella, decisamente più intensa della stella madre.

“Questo pianeta”, ha aggiunto Gael Chauvin, altra ricercatrice coinvolta nel programma, “ha una temperatura superficiale di circa 700 gradi centigradi. È compatibile con la presenza di acqua allo stato gassoso e metano all’interno dell’atmosfera. Questo e altri pianeti potenzialmente presenti all’interno del sistema stellare di HD 95086 saranno al centro dell’attenzione dopo l’aggiunta agli strumenti in dotazione al Very Large Telescope di Sphere, in fase di realizzazione da parte di un consorzio internazionale (del quale fa parte anche il nostro Istituto Nazionale di Astrofisica nda), che aumenterà di molto la risoluzione delle immagini”.

Riferimenti: Eso

Credits immagine: Eso/J. Rameau

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here