Google mappa la deforestazione globale

Le università statunitensi lavorano con Big G per mappare lo stato delle foreste: in 12 anni persi 2,3 milioni di chilometri quadrati. Più a rischio le distese subtropicali

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Sempre meno foreste, soprattutto nel Sud del mondo: è questo il riassunto che dipinge senza sfumature l’avanzare della deforestazione globale nell’ultima dozzina di anni. A fronte di 0,8 milioni di chilometri quadrati di nuovi alberi, sono ben 2,3 milioni quelli persi a causa di incendi e disboscamenti. Lo dice un report pubblicato su Science basato su dati satellitari raccolti dal 2000 al 2012. Tutte le immagini sono disponibili online grazie a una collaborazione tra il gruppo di ricerca guidato da Matthew Hansen, geografo della University of Maryland, e Google.

Il report pubblicato su Science fa riferimento ai dati del satellite Landsat 7 – con risoluzione pari a 30 metri – raccolti negli ultimi 12 anni e visualizzati su una mappa interattiva di Google (in verde l’estensione delle foreste, in rosso le zone perse, in blu quelle guadagnate, in fucsia quelle che hanno sperimentato sia perdite che guadagni). Le fasce climatiche del pianeta più colpite dalla deforestazione sono quelle tropicali, le quali rappresentano il 32% della superficie totale persa nel periodo 2000-2012. C’è di più: ogni anno il tasso stimato di perdita cresce di 2101 chilometri quadrati, mentre circa la metà delle aree subtropicali scomparse sono localizzate nel continente sudamericano. Il primato negativo dell’emisfero australe va alla foresta pluviale brasiliana (sebbene il tasso di perdita stia decrescendo) dove 360mila chilometri quadrati sono stati distrutti in 12 anni, a fronte di appena 70mila km quadri di nuovi alberi.

Diversa la situazione per le foreste boreali, minacciate soprattutto da incendi. Il tasso di perdita di vegetazione per l’area eurasiatica è cresciuto fino a 1392 chilometri quadrati all’anno, mentre la Russia rappresenta la nazione che nell’arco di 12 anni ha perso più foreste in assoluto: 365mila km quadri a fronte, però, di 162mila guadagnati (in questo il Brasile resta imbattuto). Seguono Stati Uniti e Canada, con 263mila km quadri persi ciascuno e, rispettivamente, 138mila e 91mila di alberi guadagnati. Per l’Italia si parla, invece, di 1600 chilometri quadrati persi e 900 ricresciuti nell’intero periodo di studio.

Nel loro complesso, i dati satellitari raccolti dall’equipe di Hansen sono uno strumento utile per determinare nuove politiche di gestione responsabile delle aree forestali. Secondo lo studio di Science, infatti, alcuni paesi come il Brasile stanno cercando di ridurre la deforestazione sul territorio nazionale – nel 2003-2004 sono scomparsi più di 40mila km quadri di foresta, nel 2011-2012 non più di 25mila. “Il Brasile ha utilizzato i dati Landsat per documentare le sue tendenze in materia di deforestazione”, commenta in proposito Hansens: “poi ha utilizzato queste informazioni per formulare le sue azioni ed attuarle. E ancora, ha anche condiviso questi dati, permettendo ad altri di valutare e confermare il proprio successo. Questi dati non sono stati generalmente disponibili per altre parti del mondo. Ora, con la nostra mappatura globale dei cambiamenti delle foreste ogni nazione ha accesso a questo tipo di informazioni, per il proprio paese e il resto del mondo”.

Via: Wired.it

Credits immagine: Global Forest Change-Google


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