La struttura grammaticale può rivelare molto di più di quanto possa fare il vocabolario, almeno se l’interesse è di risalire alle relazioni ancestrali tra lingue differenti. È questo il metodo innovativo adottato da alcuni ricercatori di psicolinguistica del Max Planck Institute, guidati da Michael Dunn. Finora l’analisi delle somiglianze fra le parole di lingue diverse ha permesso di seguirne l’evoluzione fino a non più di diecimila anni fa, a causa della rapidità con cui intervengono le mutazioni lessicali. Ma la specie Homo sapiens risale a più di 100 mila anni fa. Come studiare quindi linguaggi che risalgono a epoche anteriori? I ricercatori tedeschi, che hanno pubblicato la ricerca su Science, hanno preso in esame 23 lingue, con quasi nessun termine in comune, parlate da popoli che vivono nelle regioni del Sud Pacifico, nelle isole della Malesia. Secondo i reperti archeologici, la regione è abitata da oltre 35 mila anni. Per indagare le correlazioni tra le lingue, quindi, si sono concentrati sulla struttura grammaticale, individuando legami finora sconosciuti. Per esempio, gli abitanti delle Isole Salomon e quelli delle Isole Bougainville, parlano secondo una grammatica molto simile, che sta a significare che probabilmente, più di dieci mila anni fa, vivevano in un’unica comunità. Il risultato apre nuovi prospettive nello studio dell’evoluzione e della storia dei popoli antichi. (a.l.)





