Herpes zoster, come gestire e prevenire il Fuoco di Sant’Antonio?

herpes zoster
(Foto: Willfried Wende da Pixabay)

Più comunemente noto come fuoco di Sant’Antonio, l’herpes zoster non è altro che la riattivazione del virus della varicella che è rimasto latente nell’organismo, anche per molti anni dopo la guarigione. L’infezione, infatti, si ripresenta, manifestandosi con dolore intenso e vescicole pruriginose, quando diverse condizioni di salute e l’invecchiamento riducono l’efficienza del sistema immunitario. Ma di cosa si tratta esattamente, quali sono i sintomi, esiste un vaccino e c’è un collegamento con Covid-19?

Herpes zoster: cos’è e quali sono le cause

Secondo le stime riportate dall’Istituto superiore di sanità (Iss), una persona su dieci ha almeno un episodio di herpes zoster da adulto. L’infezione, infatti, è causata dal virus della varicella zoster (Vzv), che fa parte della famiglia degli Herpes virus, la stessa che causa la varicella nei bambini. Anche dopo molti anni dalla guarigione di questa malattia, infatti, il virus, rimasto inattivo nel tessuto nervoso, o meglio all’interno di gruppi di cellule nervose, può risvegliarsi nella forma del fuoco di Sant’Antonio. Le cause della riattivazione del virus sono generalmente associate a un abbassamento delle difese immunitarie, causato da diversi fattori, come per esempio l’età avanzata, stress fisico ed emotivo, Hiv, chemioterapia.

Sintomi e trasmissione

Un volta riattivato, il virus viaggia lungo i nervi fino a raggiungere la pelle, dove può provocare la caratteristica eruzione cutanea, sotto forma di vescicole pruriginose e piene di liquido. Il principale sintomo, tuttavia, è il dolore su un solo lato del corpo, spesso al torace e all’addome, ma che può colpire anche gli occhi e il viso. Possono verificarsi anche bruciore e formicolio, sensibilità al tatto e alla luce, febbre, mal di testa e senso di affaticamento. L’infezione, generalmente, dura da due a quattro settimane, mentre la sua trasmissione può avvenire fino a che l’ultima vescicola non si sia seccata. “Sino ad allora, quindi, è consigliabile rimanere in casa per evitare di contagiare altre persone ed evitare di condividere vestiti o asciugamani con altri e di praticare nuoto o sport di contatto”, raccomandano gli esperti dell’Iss.

Le terapie

Sebbene non sia una malattia grave, qualora si abbia il dubbio di avere l’herpes zoster è meglio rivolgersi al proprio medico per cominciare il prima possibile la terapia e ridurre così la gravità dei sintomi e il rischio di sviluppare complicanze. Dato che solitamente si guarisce in modo spontaneo, infatti, i trattamenti mirano principalmente a ridurre i sintomi e sono: gli antivirali (più efficaci se somministrati entro le 72 ore dalla comparsa dell’eruzione), gli antidolorifici e gli antinfiammatori. Ci sono, inoltre, alcuni rimedi casalinghi consigliati dall’Iss, come per esempio quello di indossare abiti larghi, fare bagni e impacchi freschi, e mantenere l’eruzione pulita per evitare il rischio di sovra-infezioni.

La prevenzione

Per prevenire l’infezione dell’herpes zoster è disponibile un vaccino monodose che va somministrato per via sottocutanea o intramuscolare. È importante sottolineare che va usato solo come strategia di prevenzione e non come cura in chi ha la malattia in corso. L’efficacia del vaccino è del 70% (tende a diminuire con l’avanzare dell’età) nel prevenire la riattivazione del virus e ridurre il dolore e la gravità della sintomatologia, è indicato sopra i 50 anni di età e raccomandato negli over 65 o nelle persone a rischio (anche più giovani, quindi). Dal 2021, inoltre, è disponibile un nuovo vaccino, un ricombinante, che non contiene il virus vivo. Questo, spiegano dall’Iss, è “adatto ad essere somministrato per via intramuscolare alle persone oltre i 50 anni d’età e alle persone di età inferiore ma con un rischio di malattia elevato e non ha controindicazioni per le persone con il sistema immunitario indebolito”.


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Herpes zoster e Covid-19

Fin dall’inizio della pandemia di Covid-19 è emerso un possibile legame tra il nuovo coronavirus e l’herpes zoster. In particolare, è stato osservato che chi è stato contagiato da Sars-Cov-2 ha un maggior rischio di sviluppare il fuoco di Sant’Antonio durante la Covid-19 o nei giorni, settimane o mesi successivi rispetto a chi non ha mai contratto il coronavirus. Come ricorda Roberta Villa in un articolo pubblicato sul sito della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) per spiegare questa associazione, ossia l’aumento di casi di herpes zoster successivi all’infezione da coronavirus, alcuni studi hanno colpevolizzato l’uso inappropriato di farmaci, come il cortisone, capaci di abbassare le difese immunitarie.

Tuttavia, precisa l’esperta, è il coronavirus stesso che può alterare la funzione del sistema immunitario, e in particolare delle cellule T. “Durante l’infezione si assiste spesso anche a un calo del numero dei linfociti nel sangue (fenomeno detto “linfopenia”), un fenomeno osservato anche prima della pandemia nei soggetti con herpes zoster”, spiega Villa. “Ciò potrebbe quindi essere sufficiente al virus dell’herpes zoster per ricominciare a moltiplicarsi nel tessuto nervoso dando luogo alla dolorosa malattia”. Per quanto riguarda invece il ruolo dei vaccini anti-coronavirusnon è stata trovata alcuna associazione.

Via: Wired.it

Credits immagine: Willfried Wende da Pixabay