A guardarli sembra che nuotino a caso, ma in realtà i moti irregolari di squali e altri predatori marini, durante la caccia, seguono uno schema. Frequenti salti per coprire brevi distanze, alternati a rari lunghi balzi che li portano fino a cento metri di profondità: si tratta di un tipo di schemi conosciuti come “voli di Lévy” (dal nome del matematico francese Paul Lévy) e che finora erano stati applicati, nel regno animale, al movimento degli albatros. Si tratta di spostamenti irregolari ma non del tutto casuali e sembra che si ritrovino anche nei predatori marini. Lo studio, condotto da David Sims e i suoi colleghi dell’Associazione Biologica Marina di Playmouth, in Gran Bretagna, è stato pubblicato sull’ultimo numero di Nature.
Gli scienziati inglesi hanno collocato dei sensori sugli animali per misurare la profondità a cui nuotavano. In totale i ricercatori hanno seguito più di un milione di immersioni di 31 specie appartenenti a sette gruppi di predatori tra cui squali, pesci ossei, tartarughe marine e pinguini. Usando diversi metodi statistici, gli etologi comportamentali hanno provato che cinque dei sette gruppi considerati nuotavano seguendo gli spostamenti descritti dal “volo di Levy”. Inoltre, usando un programma per simulare al computer la distribuzione delle prede nel mare, Sims e colleghi sono arrivati alla conclusione che il moto di Levy è il più efficiente per scovare prede disperse in gruppi distanti tra loro, come quelle che popolano il mare e di cui si cibano i predatori sotto osservazione. Questo comportamento sarebbe, secondo gli autori, una evoluzione nel comportamento degli animali cacciatori in risposta alla complessa distribuzione delle prede nel mare e nel cielo. (s.m.)





