Adolphus Elkin
Sciamani d’Australia
Raffaello Cortina, 2002
pp. 175, euro 19,50
Il libro di Adolphous Elkin, uscito nel 1976 e pubblicato ora per la prima volta in Italia, è stato il primo testo a prendere in considerazione le cerimonie sacre e le pratiche segrete degli aborigeni australiani. Il volume raccoglie una serie di conferenze tenute nel 1944 dall’autore all’Università del Queensland e pubblicate per la prima volta nel 1946 in tiratura limitatissima con il titolo “Aboriginal Men of High Degree”. A cui negli anni Settanta furono aggiunti due ulteriori capitoli, a formare un volume che ha avuto grande influenza sull’antropologia contemporanea. L’attenzione dell’autore è concentrata sui karadji, i grandi iniziati aborigeni che, dotati di poteri magici, rivestono il ruolo di intermediari tra la propria comunità e gli essere soprannaturali che governano il mondo. Grazie ai riti che caratterizzano l’iniziazione, lo sciamano può volare e viaggiare ad alta velocità, può prevedere gli eventi, modificare il clima e guarire o uccidere in modo misterioso. Lo sciamano non è ovviamente un personaggio presente solo in Australia: possono essere, infatti, rintracciati molti punti in comune con lo sciamanismo asiatico e con quello amerindiano. In Australia, come in Asia e in America, l’iniziato muore – si tratta di una morte rituale – e risorge a nuova vita dopo aver superato una serie di prove durissime; in tutte le forme dello sciamanismo, l’uomo-medicina è chiamato a rinnovare ogni volta il proprio potere dimostrandolo alla comunità. L’obiettivo di Elkin è però centrato soprattutto sulla comprensione degli aborigeni australiani. Per fare ciò si libera di tutti i preconcetti occidentali: gli uomini medicina non possono essere considerati degli impostori o dei ciarlatani e il loro potere non può essere minimizzato. La suggestione non ha qui lo scopo di ingannare. Essa serve al malato per guarire – tutta la sua fiducia deve essere rivolta verso l’uomo-medicina – e serve allo sciamano per conservare i suoi poteri: “Lo sciamano deve estrarre la malattia mentre estrae (ritualmente) l’osso magico o la pietra dal corpo del paziente; deve anche convincerlo della sua guarigione, altrimenti la sua reputazione si affievolirà” (p.40). Secondo l’autore, il giudizio di instabilità psicologica proferito nei confronti degli sciamani asiatici e americani da una parte degli antropologi è del tutto inadeguato nei confronti degli australiani. Gli uomini-medicina aborigeni fanno parte a tutti gli effetti della cultura e della società, a differenza dell’Asia e dell’America dove, per il loro legame con gli esseri soprannaturali, gli sciamani operano sulla cultura dall’esterno. Elkin si spoglia di qualsiasi spirito critico, limitandosi a scrivere ciò che gli viene riferito e ammettendo che gli uomini-medicina detengono realmente poteri non comprensibili in termini razionali e teorici. Questa audacia rappresenta forse l’aspetto più interessante del libro; l’autore offre al lettore la possibilità di elaborare i dati senza influenzarlo, gettando nuova luce sul rapporto aborigeni-sacro e su una società ancora poco conosciuta.





