Il bosone di Higgs distruggerà l’Universo?

“Il bosone di Higgs ha una caratteristica preoccupante. Potrebbe far subire all’Universo un catastrofico decadimento verso il vuoto, con una bolla che si espande alla velocità della luce. Potrebbe succedere in qualsiasi momento e non avremmo alcun preavviso”. Parola di Stephen Hawking, che ha predetto la fine dell’Universo in una prefazione a un libro cui ha contribuito, Starmus, 50 Years of Men in Space. Lo scienziato sostiene che “il potenziale di Higgs può diventare metastabile [una condizione di equilibrio in cui non esiste un minimo assoluto di energia e che è dunque potenzialmente variabile nel tempo, nda]” e farci fuori in quattr’e quattr’otto. 

In realtà, c’è poco da preoccuparsi. Per almeno due ragioni. Intanto perché, se dovesse verificarsi lo scenario paventato da Hawking, ci sarebbe ben poco da fare. Bunker e corse verso lo Spazio lontano sarebbero completamente inutili, dato che l’intero Universo verrebbe spazzato via dall’energia liberata dalla particella. Il secondo motivo, meno epicureo ma più rassicurante è che, semplicemente, niente di tutto questo accadrà davvero. Perché il bosone diventi metastabile (sempre che la congettura teorica di Hawking sia giusta), bisognerebbe accelerarlo a energie di 100 miliardi di GigaelettronVolt (GeV). Tanto per darvi un’idea, il Large Hadron Collider di Ginevra, l’acceleratore dove lo stesso bosone è stato scoperto due anni fa, è stato progettato per raggiungere i 14mila GeV. “Un acceleratore di particelle che raggiunga 100 miliardi di GeV dovrebbe essere più grande della Terra”, conclude il fisico. “Ed è poco probabile che venga costruito, nel clima economico attuale”. D’altronde, il rapporto di Hawking con il bosone non è mai stato dei migliori: nel 1997 il fisico scommise 100 dollari sul fatto che la particella non sarebbe mai stata trovata. Si sbagliava. “Stephen di solito ha ragione, ma non sempre”, commentò il collega John Preskill. “È senza dubbio un ottimo scienziato, ma un pessimo scommettitore”.

Credits immagine: µµ/Flickr

Via: Wired.it

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