Il Nobel per la Pace contro le armi chimiche

L'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche premiata a Stoccolma "per i suoi sforzi estensivi nell'eliminazione delle armi chimiche", anche rispetto a quello che sta succedendo in Siria

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Probabilmente Vladimir Putin ci sarà rimasto un po’ male. Il non meglio identificato gruppo International Academy of Spiritual Unity and Cooperation of Peoples of the World lo aveva candidato, pochi giorni fa, al Premio Nobel per la Pace 2013, in riconoscimento ai suoi sforzi per prevenire bombardamenti in Siria da parte degli Stati Uniti. Ma il comitato norvegese per il Nobel non li ha ascoltati – com’era piuttosto ovvio – e ha assegnato il premio all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opac), “per i suoi sforzi estensivi per eliminare le armi chimiche”.

Sebbene la commissione abbia precisato che l’Opac non sia stata premiata per i risultati ottenuti in Siria – che, in effetti, a dir la verità, sono ancora piuttosto scarsi – ma per l’attività decennale per ridurre l’uso di armi chimiche nel mondo, il riferimento con l’attualità è lampante e innegabile. “Per mezzo del presente premio all’Opac”, ha dichiarato il comitato, “stiamo cercando di contribuire all’eliminazione delle armi chimiche”. Usate in modo considerevole durante la Prima Guerra Mondiale, sono state formalmente proibite con la Convenzione di Ginevra del 1925, che ne ha vietato l’impiego ma non la produzione e lo stoccaggio. Ma non servì a molto: Adolf Hitler se ne è servito durante il secondo conflitto mondiale, e ancora oggi eserciti statali e terroristi in tutto il mondo continuano a utilizzarle, nonostante nel 1992 sia stata redatta una nuova convenzione, la Chemical Weapons Convention (Cwc), che ne vieta anche la produzione e l’immagazzinamento.

La Cwc è entrata ufficialmente in vigore nel 1997. E nello stesso anno è stata istituita l’Opac, con lo scopo di attuare i propositi della convenzione, cui hanno aderito 189 stati: “Il lavoro dell’Opac ha ribadito che le armi chimiche sono un tabù per il diritto internazionale”, si legge nella dichiarazione della commissione del Nobel. La convenzione, in particolare, si pone quattro obiettivi: la distruzione di tutte le armi chimiche in corso di verifica internazionale, la prevenzione della creazione di nuove armi chimiche, l’aiuto ai paesi nella protezione da attacchi chimici e la promozione della cooperazione internazionale per l’uso pacifico della chimica.

Da Stoccolma è arrivata, tra l’altro, anche una stoccata alle superpotenze: “I recenti avvenimenti in Siria, dove sono state utilizzate nuovamente le armi chimiche, hanno sottolineato la necessità di intensificare gli sforzi per non utilizzare più questi mezzi. Alcuni stati non sono ancora membri dell’Opac. Altri non hanno rispettato la scadenza di aprile 2012 per la distruzione dei propri arsenali. Questo vale soprattutto per Stati Uniti e Russia“. Come vi avevamo raccontato, gli ispettori dell’Organizzazione sono arrivati in Siria per verificare cosa stesse succedendo nel Paese, dopo l’attacco di Assad del 21 agosto scorso, che ha ucciso centinaia di persone nella periferia di Damasco. Fino a qualche tempo fa, il mondo sembrava essere sull’orlo di un nuovo conflitto – gli Stati Uniti avevano intenzione di attaccare la Siria per distruggere l’arsenale di Assad – ma alla fine Mosca e Washington hanno raggiunto un compromesso per portare a termine l’operazione sotto la supervisione internazionale.

Il vincitore era stato previsto dall’emittente norvegese Nrk sul proprio sito internet già un’ora prima dell’annuncio ufficiale. A differenza degli altri premi Nobel, comunque, quello per la pace “è il più difficile da prevedere”, ricorda il New York Times. I rumors dei giorni scorsi avevano indicato Malala Yousafzai, la sedicenne pakistana promotrice da una campagna per promuovere l’istruzione femminile e attaccata l’anno scorso da un sicario talebano, e Dennis Mukwege, un ginecologo congolese che ha curato decine di donne vittime di stupro.

Via: Wired.it

Credits immagine: Opcw

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