Il nostro condominio cosmico

Lo storico della scienza Marco Ciardi dedica la sua ultima fatica editoriale a un tema affascinante: la Terra, ovvero casa nostra

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Marco Ciardi
Terra. Storia di un’idea
Laterza Roma-Bari 2013
pp. IX-145, euro 12,00

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Autore di numerose pubblicazioni, sia specialistiche che divulgative, lo storico della scienza Marco Ciardi ha dedicato la sua ultima fatica editoriale a un tema affascinante: la Terra, ovvero casa nostra. L’introduzione al libro inizia con la citazione di una frase dell’astronauta americano Eugene Cernan, che partecipò alle missioni Apollo 10 e 17: «Siamo andati a esplorare la Luna ma, in realtà, abbiamo scoperto la Terra». Con le missioni lunari fu infatti possibile, per la prima volta nella storia dell’uomo, osservare la Terra dall’esterno e rendersi meglio conto della piccolezza del “condominio cosmico” in cui abitiamo e delle sue relazioni con l’intero universo. Non a caso, sulla copertina del libro compare la celebre Blue Marble, ovvero la fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall’equipaggio dell’Apollo 17.

Terminata la lettura del libro si ha l’impressione di aver percorso un lungo viaggio attraverso l’intera storia del pensiero scientifico. Ogni capitolo, infatti, analizza i contributi allo sviluppo delle conoscenze relative al nostro pianeta forniti dalle diverse discipline: astronomia, fisica, chimica, geografia, geologia, biologia, geofisica, ecc. Nonostante le dimensioni ridotte del volume, ne scaturisce un quadro estremamente preciso e chiaro che fa comprendere in modo impeccabile come funzioni la scienza e come si evolva. Appare inoltre chiaramente come il pensiero scientifico sia profondamente diverso dal cosiddetto senso comune che, quasi sempre, genera false credenze e pregiudizi contro i quali la scienza deve costantemente lottare. Ritengo che questo sia uno dei maggiori pregi del volume di Ciardi e che lo renda particolarmente utile anche come strumento didattico.

Ciardi non dimentica di sottolineare che avere una mentalità scientifica non significa affatto non apprezzare la fantasia e la fantascienza. L’autore, ricordandoci che lo stesso Galileo amava moltissimo «fate, draghi, ippogrifi e streghe», afferma testualmente: «Insomma, detto in termini più attuali, si può tranquillamente leggere Harry Potter oppure Il Signore degli anelli e contemporaneamente essere grandi scienziati, non c’è alcuna contraddizione tra le due cose. […] Anzi, probabilmente leggendo opere fantastiche si diventa degli scienziati migliori». L’importante è distinguere la fantasia dalla realtà, cosa che Galileo e gli scienziati sanno generalmente fare molto bene. Gli esempi illustri non mancano.

Nella storia dell’idea di Terra i pregiudizi sono stati tanti, primo fra tutti l’antropocentrismo che ha caratterizzato, e continua ahimè ancora oggi a farlo, tante concezioni, sebbene la scienza abbia oramai dimostrato (e la Blue Marble ce lo ricorda) che il nostro pianeta è, come scriveva Giacomo Leopardi nell’operetta morale Il Copernico, un «pugno di fango, tanto piccino» sperduto nel cosmo. Ma, visto che è casa nostra, dobbiamo averne la massima cura.

E al problema della “manutenzione” del nostro pianeta Ciardi dedica l’ultimo capitolo. Le risorse della Terra non sono illimitate e di questo dobbiamo prendere atto. Particolarmente pressante è il problema dell’approvvigionamento energetico, fondamentale per la nostra sopravvivenza e per la qualità della nostra vita. L’autore svolge interessanti considerazioni e, da esperto storico della chimica, fa riferimento, tra l’altro, a quanto sosteneva, già agli inizi del Novecento, il grande chimico triestino Giacomo Ciamician che vedeva nell’energia del Sole una risorsa da sfruttare con maggiore convinzione e, soprattutto, con più investimenti per la ricerca. Si tratta di tematiche complesse alle quali, come lo stesso Ciardi sottolinea, è difficile dare una risposta semplice. Sicuramente però le risposte potranno essere date dalla scienza e dalla razionalità e non certo, per citare ancora Leopardi, dalla “vanità dei discorsi popolari” che tanto più sono “leggeri e stolti”, quanto più trovano sostenitori.


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