Il viagra femminile è in vendita negli Usa

Il giorno è arrivato: da sabato scorso, 17 ottobre, Addyi è ufficialmente in commercio negli Stati Uniti. Per l’occasione, ricostruiamo insieme la storia della flibanserina, il cosiddetto viagra femminile, un farmaco approvato lo scorso giugno dalla Food & Drug Administration dopo due rifiuti precedenti, legati alle scarse prove di efficacia e un alto rischio di effetti collaterali. Lungo la strada, Addyi ha suscitato infatti una lunga scia di polemiche, con molti medici ed esperti contrari alla sua commercializzazione, e alcune delle più importanti associazioni del femminismo americano schierate invece a favore di quella che per loro rappresenta una lotta per la parità di genere nella salute sessuale, in una campagna ha preso il nome di Even the Score.

Il farmaco vede la luce in Germania nel 1999 dai laboratori della casa farmaceutica Boehringer Ingelheim, e viene testato inizialmente come antidepressivo. Il trial, condotto su centinaia di volontari di entrambi i sessi, dimostra un’efficacia nulla della flibanserina sui problemi di umore, ma suggerisce un possibile, e modesto, effetto sulla libido femminile. Gli anni sono quelli in cui la Pfizer lancia il commercio uno dei maggiori successi dell’industria farmaceutica, il viagra, e quindi le possibilità commerciali di una controparte femminile sembrano da subito estremamente appetibili.

Nei 15 anni seguenti la Boehringer investì circa un miliardo di dollari per dimostrare l’efficacia della flibanserina nel trattamento dell’Hypoactive Sexual Desire Disorder (Hsdd), o disordine ipoattivo del desiderio sessuale, una disfunzione sessuale (abbastanza controversa) caratterizzata da una mancanza di desiderio e fantasie sessuali nel sesso femminile. I risultati degli studio, presentati la prima volta nel 2010, e poi una seconda nel 2013, non convinsero però l’Fda: il farmaco infatti aumenterebbe in media di 2,5 i rapporti sessuali soddisfacenti nell’arco di un mese, poco, visto che il placebo raggiungerebbe un aumento di 1,5. Gli effetti collaterali inoltre erano stati valutati solamente su 25 pazienti (di cui due sole donne), sei dei quali hanno riportato reazioni pericolose, come capogiri, pressione bassa, svenimenti, e gravi interazioni con l’assunzione di alcolici.

Dopo due rifiuti consecutivi poteva sembrare il caso di arrendersi, ma il mercato continuava a presentare forti potenzialità per il farmaco sull’onda di una crescente attenzione per la Hsdd, e la Sprout Pharmaceuticals, azienda che ha acquistato il brevetto dalla Boeringher dopo il primo rifiuto della Fda, ha continuato a insistere. Anche grazie a una campagna nazionale supportata da associazioni come il National Council of Women’s Organizations, la Jewish Women International e la Nurse Practitioners in Women’s Health, che accusavano l’Fda di non tenere in adeguata considerazione la salute delle donne, a giugno l’agenzia ha cambiato opinione, approvando il farmaco con 16 voti a favore e 6 contrari.

Per le associazioni a favore della flibanserina si tratta di una conquista per una reale parità di genere nel campo della salute sessuale. Secondo molti esperti invece quello a cui si è assistito è una pericolosa vittoria degli interessi occulti delle case farmaceutiche sugli organi regolatori. Una lettera aperta, firmata da oltre 200 medici e scienziati, ha sottolineato infatti che i dati disponibili su l’Addyi parlino di effetti estremamente modesti e forti rischi di effetti collaterali. La stessa patologia che andrebbe a curare, la sindrome da disordine ipoattivo del desiderio sessuale, è accusata di essere una forma di disease branding, ovvero la medicalizzazione forzata di situazioni non patologiche, allo scopo di vendere farmaci inutili alla popolazione.

“Questa è una malattia inventata dalle aziende farmaceutiche: chi decide qual è un livello normale di libido?”, ha commentato su Mashable Adriane Fugh-Berman, direttrice del programma PharmedOut della Georgetown University, dove analizza l’influenza delle case farmaceutiche sui mezzi di informazione e operatori sanitari. “La stessa diea di accusare l’Fda di sessismo è assurda, e non è femminismo utilizzare standard inferiori quando si tratta la salute delle donne, che quello che hanno chiesto i promotori della campagna per l’approvazione dell’Addyi”.

via Wired.it

1 commento

  1. Io, come medico, preferisco vivere in un mondo che mi dà la possibilità di scegliere in prima persona, ovviamente in un confronto aperto con la paziente, se impiegare o non impiegare la flibanserina.
    Preferisco vivere in quel mondo di libertà, piuttosto di vivere in un mondo in cui una tal sig.ra Adriane Fugh-Berman si arroga il diritto di scegliere per mio conto e in senso negativo, perché “Lei sa” cosa è giusto e cosa è sbagliato per le mie pazienti.

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