Ecco a voi Ippocampo, la nuova luna di Nettuno

L'esistenza di Ippocampo, la settima piccola luna del sistema satellitare interno di Nettuno, è stata appena confermata dai ricercatori del Seti Institute in California. E la sua nascita sarebbe stata tutt'altro che pacifica

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Alla Nasa l’hanno chiamata “la luna che non dovrebbe essere lì”. Eppure eccola: Ippocampo, la settima piccola luna del sistema satellitare interno di Nettuno – la quattordicesima, in totale. La sua esistenza venne ipotizzata per la prima volta nel 2004, quando il suo profilo comparve negli scatti del Telescopio spaziale Hubble. E ora la squadra di cacciatori di satelliti naturali capitanata da Mark Showalter l’ha finalmente schedata. Nell’articolo pubblicato su Nature i ricercatori forniscono anche una teoria sulla sua violenta genesi.

Ippocampo

La nuova luna nettuniana va ad aggiungersi agli altri sei satelliti che orbitano all’interno della traiettoria descritta da Tritone, la più grande delle lune del Pianeta blu. Basandosi sulle immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble della Nasa, il team di Showalter ha applicato una tecnica per migliorarle. I ricercatori hanno sovrapposto parzialmente gli scatti, disponendoli in modo da ricostruire l’orbita calcolata del satellite, ottenendo alla fine un’unica immagine con un tempo di esposizione virtuale fino a 37 minuti.

Anche se molti dettagli non sono ancora noti, Ippocampo dovrebbe essere la luna interna più piccola, con un diametro medio di soli 34 chilometri. È inoltre molto molto vicina (poco più di 12 mila chilometri) a Proteo, la luna nettuniana più grande del sistema interno. E questo per gli scienziati è abbastanza strano: non ci si aspetterebbe – dicono – di trovare una luna così piccola praticamente attaccata a una molto più grande (la massa di Ippocampo è mille volte più piccola di quella di Proteo). Perché allora Ippocampo si trova proprio lì?

La storia travagliata dei satelliti di Nettuno

Facciamo un passo indietro. Gli scienziati pensano che il sistema satellitare di Nettuno non sia sempre stato così come lo vediamo oggi, composto da 7 lune esterne (dalla più vicina alla più lontana: Tritone, Nereide, Alimede,Sao, Laomedea, Neso e Psamate) e da 7 interne (dalla più interna alla più esterna: Naiade, Tlassa, Despina, Galatea, Larissa, Ippocampo e Proteo).

La teoria è che molti miliardi di anni fa Nettuno abbia catturato Tritone dalla fascia di Kuiper, una regione dello Spazio densa di oggetti ghiacciati e di natura rocciosa, innescando una serie di reazioni che portarono alla distruzione del sistema satellitare originale. L’equilibrio di forze gravitazionali era stato rotto, e le lune, cozzando tra loro, andarono in frantumi. Alla fine Tritone si stabilì in un’orbita circolare attorno al Pianeta blu, mentre i detriti risultati dagli scontri si aggregarono per dare origine a una seconda generazione di satelliti.

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Un satellite di terza generazione

A posto così? Anche no. Basandosi sui segni degli impatti sulla superficie delle lune più grandi, gli esperti ritengono che la configurazione attuale del sistema nettuniano sia dovuta anche al bombardamento ripetuto da parte di comete. Scontri che avrebbero continuato a rimodellare i satelliti, dando origine a una terza generazione di lune.

Ecco dunque una possibile spiegazione dell’esistenza della nuova piccola luna e della sua strana collocazione: Ippocampo sarebbe una costola di Proteo. Secondo Showalter miliardi di anni fa una cometa avrebbe impattato contro Proteo causando l’espulsione di una grande quantità di materiale e lasciando un segno indelebile sulla superficie della luna nettuniana, il cratere Pharos. I detriti, poi, si sarebbero in parte aggregati dando alla luce la piccola Ippocampo.

Riferimenti: Nature

Credits immagine: Nasa, Esa and J. Olmsted (STScI)

Credits immagine: Nasa, Esa, and A. Feild (STScI)

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