La Cina è il Paese di Mezzo oggi più che mai

Vincenzo Comito

La Cina è vicina?

Ediesse – collana Doxxi – 2014, 183 p.

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L’invasione gialla” non spaventa solo Wall Street. Da tempo, ormai, si parla di Cina in ogni luogo, dai ricercati buffet parigini alle affollate stradine del borgo romano. Articoli casalinghi, esotismi culinari, stoffe, erboristerie, tai qi e agopuntura sono solo alcuni dei prodotti cinesi che fanno ormai parte della nostra quotidianità. Per non parlare della Cina “fuori di noi”, quella che acquista lo storico marchio sportivo Sergio Tacchini o che investe in alcune nostre regioni nel settore dell’energia pulita e del risparmio energetico. E poi c’è la Cina accolta lentamente tra i banchi di scuola, tra corsi di lingua e foto inviate ad amici e parenti da giovani emigrati italiani. Si intrecciano le storie più bizzarre sul Paese di Mezzo e nascono leggende metropolitane e luoghi comuni da un groviglio di informazioni che hanno tanto di vero quanto di stereotipato. Nel titolo del suo libro, Vincenzo Comito, docente di finanza aziendale all’Università di Urbino, aggiunge un punto interrogativo a quel “La Cina è Vicina” che prima Emanuelli (nel 1957 con un libro) e poi Bellocchio (dieci anni dopo con un lungometraggio) avevano mostrato in scenari politici, economici e culturali del tutto diversi. Il punto di domanda lascia spazio a nuovi scenari interpretativi del caso cinese, suggerendo che probabilmente, fino a ora, abbiamo compiuto tanti errori di valutazione.

Dopo una presentazione di Antonio Cantaro, direttore della collana Doxxi, in cui vengono analizzate le due dimensioni del “pericolo giallo”, quella della Cina dentro e fuori di noi, ci ritroviamo di fronte a una dichiarazione di intenti dell’autore che non nasconde “la sua simpatia per il risveglio del gigante asiatico e per la sua crescente affermazione nel mondo”, una dissenting opinion che prende le distanze dalla letteratura sul tema, per gran parte ostile. “Se ancora esistono cinesi in condizioni di estremo disagio sociale dovremmo pensare ai 600 milioni di abitanti che sono usciti in pochi decenni dalla povertà assoluta e possono ora condurre un tenore di vita più dignitoso”, suggerisce Comito. Questo straordinario processo di sviluppo (il tasso di crescita medio del Pil cinese è del 10% fino al 2012) fa della Cina uno dei paesi più influenti nel gruppo dei BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Risultati degni di nota e raggiunti in armonia tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione. Un progresso che ha il volto di un hutong immerso nel caos metropolitano. La Cina non è quindi solo distruzione del passato, autoritarismo e repressione ma “caos armonico” e “disordine organizzato” in perfetta sintonia con la morale confuciana.

Dopo aver sfatato alcuni tra i luoghi comuni che più snaturano l’identità cinese, Comito passa in rassegna alcuni dei meccanismi alla base dello sviluppo del Paese di Mezzo, tra cui l’organizzazione dello Stato, delle imprese e della finanza. Dalle strutture locali si passa alla Cina nel mondo per interrogarsi sull’impatto che questo colosso può avere sugli equilibri di potere e per cercare di comprendere le risposte dei diversi Paesi a seconda delle peculiari specificità socio-culturali.

Per finire, il terzo capitolo dedicato a Governanti e Governati è una sorta di lente di ingrandimento su politica e lavoro in Cina, per ricordare quello che è stato e ipotizzare possibili scenari futuri fino a concludere con un’appendice storica che è sempre bene tenere a mente per collocare accadimenti importanti nel giusto ordine e saperli interpretare. Perché, come diceva Confucio, “solo chi, recuperando il Passato, è in grado di comprendere le novità del Presente, è degno di essere definito un Maestro”.

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