La memoria sfrattata da Auschwitz

Il memoriale degli Italiani ad Auschwitz ormai smantellato

Paradossalmente, nel 70° anniversario della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, il Memoriale degli italiani è stato rimosso dal blocco 21 dell’ex campo di concentramento nazista, situato nella Polonia orientale e dal 1979 riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. A nulla è valsa la mobilitazione di artisti e intellettuali che si erano appellati anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la salvaguardia dell’opera. Una grande rappresentazione multimediale “ante litteram” ora ritenuta “inadeguata” dalle autorità polacche, che dal 2011 l’avevano chiusa al pubblico nella totale indifferenza del governo italiano, che ora celebra come un successo l’ipotesi di ricollocarla in un piazzale accanto a un supermercato periferico di Firenze. Sconcertante, deprimente epilogo per un’opera site-specific, realizzata nel 1979 con il contributo di artisti del calibro di Lodovico Belgiojoso, Primo Levi, Nelo Risi, Pupino Samonà, Luigi Nono, come spiegano in questa lettera aperta Giovanna Grenga ed Elisabetta Ruffini, Direttrice dell’Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea, che riceviamo e volentieri pubblichiamo.

In Italia ci sono città in cui all’interno del PD fa discutere la richiesta di revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini, non scandalizza invece nessuno l’efficienza e l’ignoranza con cui il nostro governo PD ha chiuso la annosa vicenda del memoriale italiano del blocco 21, procedendo alla sua rimozione dal sito per cui era stato realizzato.
Memento Auschwitz

Opera d’arte site-specific, cioè specifica di quel sito, il memoriale italiano è un’ opera d’arte pensata per inserirsi in quel preciso luogo. Realizzata grazie alla collaborazione di Lodovico Belgiojoso, Primo Levi, Nelo Risi, Pupino Samonà, Luigi Nono, il memoriale rappresentava in Auschwitz la deportazione italiana nel suo intreccio di storie diverse e ricordava che l’antifascismo era la radice dell’Italia che rinasceva dopo la dittatura fascista.

E’ questa eredità che viene sfrattata oggi da Auschwitz, eredità di cultura e di pensiero che oggi appare a chi ha il potere in questo paese imbarazzante e da relegare ai margini dell’attenzione. Il memoriale sarà riallestito in un piazzale del parcheggio di un ipercoop alla periferia di Firenze grazie agli oneri di urbanizzazione dell’ipermercato.

La cosa più triste è che ci racconteranno che non è una scelta del nostro Presidente del Consiglio, né del Ministro dei Beni Culturali, né di quello degli Esteri, che anzi le nostre autorità hanno fatto tutto il possibile: la colpa è della Dirigenza polacca del Museo di Auschwitz-Birkenau. Insomma i cattivi sono i polacchi ? … Ma non tutti gli italiani sono diventati bambolotti da televisione, non tutti hanno perso la voglia di ragionare con la propria testa e di sapere, capire, cercare la verità.

Non solo c’è chi ricorda che quel memoriale proprio per il suo spirito antiretorico già nel 1979 rischiava di essere sfrattato dalla autorità del Museo di Auschwitz e l’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti lo difese e ne garantì la permanenza in Auschwitz. Non solo c’è chi sa che all’interno del blocco 21 l’autorità è italiana e che il Museo ha criticato e richiamato l’Italia per l’incuria in cui era stato abbandonato il suo memoriale. La manutenzione garantita dall’Aned fino alla caduta del muro è stata poi completamente trascurata. C’è soprattutto chi non smette di chiedere perché oggi questo sfratto, perché la diplomazia italiana non ha saputo parlare con i polacchi? Perché investiamo tanti soldi per garantire due musei (allora non è vero che non ci sono i soldi?) uno nel piazzale dell’Ipercoop e l’altro da farsi nel blocco 21 invece di ristrutturare il memoriale di Belgiojoso e di Levi in loco? Perchè non ripartire da quel progetto di aggiornamento dei dati storici (Progetto Glossa) presentato all’attenzione di tutti dall’Accademia di Brera- Isrec, approvato dall’Aned e non escluso dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, e caldeggiato ben due volte dal Consiglio superiore dei Beni Culturali? E infine chi e cosa entrerà nel blocco 21? Possibile che si lasci un luogo senza avere prima deciso cosa diventerà poi?

Il 2015 anno del Settantesimo della Liberazione del nostro paese dal nazifascismo finisce con lo sfratto dell’antifascismo italiano da Auschwitz, luogo oggi per eccellenza simbolo della coscienza europea.

Come possiamo augurarvi un buon 2016?

Giovanna Grenga

Elisabetta Ruffini, Direttrice dell’Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea

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4 Commenti

  1. si chiama rottamazione che piace tanto ai ns. quarantenni che ambiscono il potere e ritengono che il presente sia solo loro.

  2. Buonasera, ho visitato (con grandissima emozione) il monumento del blocco, nel 2001. Credo che -oltre all’unicità dell’impianto artistico- ci sia il valore di una memoria per gli italiani di quello che è stato il fascismo. Temo (personalmente) che faccia parte anche di un tentativo di modificare la memoria di quello che e’ stato il fascismo (non solo italiano) nel ‘900 e a cosa ha portato. D’altra parte, in casa nostra, e’ solo grazie al Rabbino Capo di Roma (e più in generale in anni recenti alla Comunità ebraica romana) che si ricorda che alle Fosse Ardeatine non sono morti solo ebrei ma anche tanti oppositori al regime.

  3. In visita nel 2006 la stessa guida (polacca) si apprestava a condurci nel Blocco21 premettendo il suo dispiacere per il memoriale italiano “il più brutto” del campo.
    Lo trovai unico, non celebrativo ne’ retorico, ma riflessivo.
    Credo che sia una pesante sconfitta del libero pensiero.
    Un evento preoccupante e tragicamente raccapricciante proprio per quei luoghi.

  4. Ma che articolo è? Galileo è una rivista scientifica, questa è propaganda politica.
    Vi sono domande insinuanti senza risposte, senza una minima indagine giornalistica.

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