L’uso dell’intelligenza artificiale non è solo un rischio, ma anche un’opportunità. Vale un po’ per tutto, anche quando parliamo delle opportunità offerte dalle AI in psicologia. Mentre infatti molte delle discussioni si concentrano sui rischi dell’utilizzare le AI come sostituto di psicoterapeuti, c’è chi sostiene che gli LLM possano essere un valido strumento per la gestione di difficoltà psicologiche. Nello specifico per testare l’efficacia di nuove strategie, riferisce MedicalXpress. Se usati in mani esperte, e guidati, gli LLM infatti possono mimare stati d’animo umani e per questo potrebbero essere usati un po’ come dei modelli preclinici. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori della Dresden University of Technology, in Germania, convinto che la mancanza di adeguati modelli animali per replicare e studiare i disturbi psicologici umani possa essere (in parte) soppiantata dagli LLM. Ne discutono in dettaglio sulle pagine di Lancet Digital Health.
Qualche tentativo di mimare stati d’animo negli LLM era già stato fatto in passato. Ma i ricercatori hanno cercato di replicare più nel dettaglio l’induzione di specifici stati d’animo negli LLM, per poi, successivamente, osservare se era possibile modificarli attraverso strategie terapeutiche. Questo effettivamente somiglia a quanto viene fatto di routine nella ricerca preclinica, ricorrendo all’utilizzo di animali in grado di mimare determinate patologie, per poi capire se e quanto alcuni interventi possono migliorare gli esiti di salute degli animali o modificare l’evoluzione di una malattia. Ricorrere a dei modelli in silico in questo caso è una scelta alternativa, motivata dalla difficoltà di replicare la complessità dei disturbi psicologi negli animali, spiegano gli autori.
Ma come si può portare un LLM come Qwen, Llama o GPT-4o a sentirsi in un certo modo? L’idea è stata quella di ricorrere a strategie usate in psicologia per indurre specifici stati d’animo o sensazioni, come paura, stress e disgusto, facendo uso nei prompt di immagini, linguaggi e specifici scenari. Ecco come funziona: per provare disgusto si chiede di immaginare cosa si prova entrando in un bagno sporco o davanti a una persona colpevole di violenza sessuale, per la paura invece basta immaginare con forza cosa si prova mentre si sta per essere vittime di uno scontro frontale. Gli stati umani mimati sono stati quelli di paura, ansia, rabbia, disgusto, tristezza, preoccupazione e stress umani. Successivamente i ricercatori si sono chiesti se, così come era possibile indurre determinati stati d’animo in silico, fosse possibile invertirli, mimando interventi (con prompt) di mindfulness. Misurando i diversi stati in diversi momenti, prima durante e dopo l’induzione – chiedendo alle stesse Ai di misurarsi – i ricercatori hanno osservato che era possibile modularli come nelle loro intenzioni.
“I nostri risultati mostrano che gli LLM possono riprodurre modelli di processi affettivi e cognitivi umani in condizioni controllate – ha commentato da Dresda Magdalena Wekenborg, prima autrice del lavoro – Per la psicologia, questo apre la possibilità di testare ipotesi in un sistema scalabile e controllabile sperimentalmente. Possiamo utilizzare questi modelli come strumenti per comprendere meglio i meccanismi sottostanti ed esplorare nuovi approcci – ad esempio nella psicoterapia basata sul dialogo”.
L’idea, aggiungono gli esperti, è di impiegare questi strumenti come qualcosa in più nell’ambito della ricerca in psicologia, magari da utilizzare prima di studi preclinici, quando possibili, e clinici. Con tutti i limiti di uno strumento che si limita a riprodurre qualcosa, ma con alcuni vantaggi rispetto all’uso di modelli animali, aggiungono gli autori: “Così come un modello di schizofrenia di roditore potrebbe non sperimentare letteralmente deliri ma può comunque catturare le caratteristiche fondamentali del disturbo che sono meccanicisticamente informative, gli LLM possono essere utilizzati come modelli computazionali per processi legati agli affetti rilevanti per la psicopatologia umana – si legge nello studio – Fondamentalmente, a differenza dei roditori, gli LLM possono essere utilizzati eticamente su larga scala senza timori per questioni relative al benessere o vincoli normativi, poiché l’attuale consenso sostiene che gli LLM non possiedono sensibilità o esperienza soggettiva, sebbene questa valutazione possa evolversi man mano che i sistemi di intelligenza artificiale diventeranno via via più avanzati”.





