La molecola della Montalcini per riparare la cornea

Tra cinque anni potrebbe essere disponibile il primo farmaco a base di Ngf (il fattore di crescita neuronale, Nerve Growth Factor), la molecola “di” Rita Levi Montalcini, scoperta dalla scienziata negli anni Cinquanta e che le valse il premio Nobel nel 1986. Servirà a riparare le lesioni della cornea, cioè a curare una condizione degenerativa nota come cheratite neurotrofica che può essere causata dal virus dell’herpes, dall’uso improprio delle lenti a contatto o da malattie come il diabete e la sclerosi multipla. Si tratta di una condizione rara (riguarda una persona su centomila), ma è al momento senza cura e l’unica soluzione è il trapianto di cornea. I risultati preliminari sull’uso di un collirio a base di Ngf mostrano, invece, che la molecola può “ricreare” il tessuto in poche settimane.

Il primo studio clinico che testerà la sicurezza e la reale efficacia dell’Nfg dovrebbe partire entro la fine dell’anno: coinvolgerà 35 centri di eccellenza in tutta Europa. A guidare il trial sarà Stefano Bonini, direttore del Dipartimento di oftalmologia del Campus BioMedico di Roma, tra i primi ad aver individuato le potenzialità dell’Ngf in campo oftalmologico, alla fine degli anni Novanta (vedi Galileo, “Un ormone cura l’ulcera della cornea”). Lo abbiamo intervistato.

Professor Bonini, come avete capito che Ngf può cicatrizzare la cornea?

“La cornea non ha vasi sanguigni, ma è il tessuto con più nervi in assoluto. Ci sono settemila recettori per millimetro quadro, per questo l’occhio reagisce al più lieve soffio di vento. Se vi sono danni all’innervazione, tutto la cornea ne risente e si formano le lesioni. Visto che la molecola scoperta dalla professoressa Montalcini agisce proprio sul tessuto nervoso e ha un effetto trofico, cioè favorisce la sua rigenerazione, poteva avere la potenzialità di riparare le ulcere. Questo è il razionale medico da cui siamo partiti poco più di dieci anni fa”.

E avete cominciato le sperimentazioni?

“Sì. Ad oggi sono stati trattati molti pazienti – nell’ordine delle centinaia e venuti in Italia da tutto il mondo (vedi Galileo, Una molecola per le ulcere, ndr) – con ottimi risultati. Quasi tutti hanno visto un miglioramento, e la maggior parte ha recuperato totalmente la funzionalità dell’occhio. Ma si è trattato di un uso compassionevole: ulcere non risolvibili con le terapie convenzionali. Non abbiamo mai fatto, fino ad oggi, uno studio controllato, randomizzato, in doppio cieco”.

Come mai?

“Avevamo a disposizione solo Ngf di origine murina, cioè estratto dalla ghiandola salivare di roditori e purificato. Che va bene, appunto, per un uso compassionevole, ma non per uno studio clinico né per il mercato. Era necessario disporre del fattore di crescita nervoso ricombinante umano (rh-NGF)”, molto costoso da sintetizzare. Da qui l’importanza dell’investimento di una casa farmaceutica. La collaborazione con l’italiana Dompé è cominciata nel 2010, è stato aperto un laboratorio a L’Aquila ed è stata sintetizzata la variante umana, che sembra persino più efficace di quella murina. Ora siamo pronti per il trial, per valutare sicurezza, tollerabilità e farmacocinetica del collirio. Stimiamo che il farmaco possa arrivare in farmacia entro cinque anni”.

Come agisce esattamente, e in quali altri ambiti potrebbe essere usato Ngf?

“La proteina si lega a due recettori presenti nei nervi, P75 e Trka, ed è in grado di stimolare la crescita, il mantenimento e la sopravvivenza dei neuroni. Potenzialmente può agire su tutto l’occhio, non solo sulla cornea, ed è in grado di raggiungere la cosiddetta camera posteriore. Abbiamo dei dati preliminari promettenti sui ratti e su un piccolo campione di pazienti con glaucoma in fase terminale, con danni avanzati del nervo ottico. Esistono anche sperimentazioni su ulcere della pelle, ma in entrambi i casi siamo solo all’inizio. Di certo, grazie al fattore di crescita nervoso ricombinante umano si aprono numerose prospettive”.

A questo link è possibile trovare un aggiornamento di questo studio.

Credit per l’immagine: la molecola Nfg, A2-33 via Wikipedia

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here