La settimana nera di Shuttle e Mir

La prima settimana di aprile è stata decisamente sfortunata per i voli spaziali. Martedì 8 lo shuttle Columbia ha toccato terra al Kennedy Space Center, in Florida, alle 14.33 locali. L’equipaggio era incolume, ma demoralizzato: il rientro è avvenuto con ben dodici giorni di anticipo sul previsto. La missione, avviata col decollo di venerdì 4 aprile, doveva durare sedici giorni, ma un guasto a uno dei tre generatori di elettricità a bordo ha spinto il centro di controllo a decidere di interrompere il volo. Nelle stesse ore, a bordo della stazione orbitante Mir si surriscaldava l’impianto principale per la purificazione dell’aria e l’equipaggio rischiava di restare senza ossigeno. Poi l’arrivo di un cargo spaziale decollato dalla Russia ha risolto il problema. Almeno per ora.

La grande paura sullo shuttle
I reattori che producono corrente elettrica sullo shuttle sono tre, situati nella parte anteriore della navetta. Sfruttano la reazione chimica tra idrogeno liquido e ossigeno per generare differenza di potenziale e acqua potabile per l’equipaggio. Il generatore numero due aveva iniziato a dare problemi già prima del lancio, ma poi il suo funzionamento si era normalizzato e gli ingegneri avevano autorizzato il proseguimento della missione. Venerdì e durante tutta la giornata di sabato, la situazione si è aggravata. La differenza di potenziale prodotta dal dispositivo è progressivamente diminuita. “La navetta è in grado di atterrare anche con un solo generatore attivo”, si legge nel comunicato ufficiale della Nasa, “ma occorrono tutti e tre i reattori perfettamente funzionanti per portare a termine la missione e gli esperimenti scientifici in programma.”

Nel pomeriggio di sabato, i tecnici da terra hanno chiesto agli astronauti di ridurre al minimo il carico di lavoro dell’apparecchio difettoso e di isolarlo dagli altri. Il loro timore era che si innescasse una reazione esplosiva tra l’ossigeno e l’idrogeno e la sicurezza dell’equipaggio fosse messa a rischio. Domenica mattina hanno comunicato, nel corso di una conferenza stampa, la decisone di interrompere la missione e far rientrare il Columbia martedì.I sette astronauti hanno accolto la notizia con disappunto: erano tre anni che gli scienziati lavoravano per preparare gli esperimenti da portare a termine durante questa missione. Si trattava di studi sulla combustione e sulla fusione dei metalli in assenza di gravità, nonché di tentativi di coltivazione di ortaggi, in vista delle lunghe missioni sulla futura stazione spaziale internazionale.Gli esperimenti in programma erano 33. Quando i ricercatori a bordo hanno saputo dell’imminente rientro, si sono dedicati a tempo pieno all’attività in laboratorio e sono riusciti a portare a termine il 15% del lavoro previsto. I dirigenti della Nasa stanno prendendo in considerazione l’idea di riparare rapidamente il Columbia e farlo decollare nuovamente il prossimo 2 luglio con lo stesso equipaggio, per riprendere la missione dal punto in cui si è interrotta.

E sul Mir si razionava l’ossigeno
Nelle stesse ore in cui il generatore dello shuttle si guastava, a bordo della stazione orbitante Mir si surriscaldava l’impianto principale per la purificazione dell’aria. L’apparecchio ha la funzione di filtrare l’aria che circola negli ambienti abitati, estrarre l’anidride carbonica e farla reagire con dell’idrogeno. I prodotti della reazione sono gas metano e acqua che, scissa per elettrolisi, produce nuovamente ossigeno da diffondere nell’atmosfera della stazione. A seguito del surriscaldamento, l’equipaggio della Mir è stato costretto a spegnere il depuratore e a utilizzare i sistemi di emergenza.Domenica 6 il cargo russo Progress è decollato dal Cosmodromo Baikonor, diretto verso la stazione orbitante con un carico di cibo, acqua, carburante e tutto l’occorrente per riparare l’impianto guasto. Per due giorni i cosmonauti Valeri Korzun e Alexander Kaleri e l’astronauta americano Jerry Lineger hanno temuto che il Progress, privo di equipaggio e completamente automatico, non riuscisse ad agganciarsi alla Mir a causa delle strutture logore della piattaforma che è nello spazio ormai da undici anni.Martedì, fortunatamente, la manovra è riuscita e il materiale è giunto a destinazione. Il mese prossimo la navetta Atlantis incontrerà la stazione russa per riprendere Lineger e sostituirlo con l’astronauta Michael Foale e ne approfitterà per portare a bordo un nuovo generatore di ossigeno.L’ultimo incidente sulla Mir si era verificato a febbraio: un piccolo incendio scoppiato a bordo aveva sviluppato tanto fumo da riempire gli ambienti e costringere gli astronauti a indossare le maschere dell’ossigeno.

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